Recuperata e restituita a Venezia dopo 47 anni la statua lignea rubata dal Castello di Monselice
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Il recupero di una statua lignea del XIV secolo raffigurante una Madonna con Bambino, rubata nel 1977 dal Castello Cini di Monselice, è stato portato a termine dai Carabinieri del Nucleo per la Tutela del Patrimonio Culturale di Venezia al termine di un’indagine sviluppata in collaborazione con i militari del Nucleo TPC di Monza e sotto il coordinamento della Procura della Repubblica di Bergamo. L’opera, ritenuta di particolare valore storico e artistico, è stata individuata e sequestrata nel comune di Zogno, in provincia di Bergamo, a quasi mezzo secolo dalla sua scomparsa.
Il furto risale al 10 marzo 1977, quando ignoti sottrassero la scultura dal Castello Cini, oggi noto come Castello di Monselice, complesso monumentale situato nel territorio della provincia di Padova. Il fatto venne denunciato presso la locale Stazione dei Carabinieri subito dopo la scoperta dell’ammanco. Come previsto dalle procedure di tutela del patrimonio artistico, le immagini e la descrizione del manufatto furono inserite nella Banca dati dei beni culturali illecitamente sottratti gestita dal Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale. Si tratta di un archivio informatizzato che raccoglie quasi otto milioni di oggetti censiti tra opere d’arte, reperti archeologici e manufatti di interesse storico, di cui circa un milione risultano tuttora da recuperare.
Per decenni la statua non è stata rintracciata, rimanendo tra le opere ancora oggetto di ricerca da parte delle autorità. Negli ultimi anni, tuttavia, l’evoluzione delle tecnologie informatiche e l’introduzione di strumenti di analisi basati sull’intelligenza artificiale hanno consentito di potenziare le attività investigative nel settore della tutela del patrimonio culturale. Queste tecnologie permettono infatti di incrociare rapidamente informazioni provenienti da archivi digitali, pubblicazioni scientifiche, cataloghi online e contenuti disponibili in rete.
Tra gli strumenti più recenti impiegati nelle indagini rientra il sistema denominato S.W.O.A.D.S. (Stolen Works Of Art Detection System), una piattaforma sviluppata per individuare opere d’arte rubate attraverso l’analisi automatizzata di immagini e dati presenti sul web. Il sistema consente di monitorare sia i canali tradizionali di vendita online sia ambienti digitali più difficilmente accessibili, contribuendo a contrastare il traffico illecito di beni culturali che sempre più spesso si sviluppa su scala internazionale attraverso internet.
Nel corso delle attività di controllo e monitoraggio della rete, il personale del Nucleo Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale di Venezia ha individuato una pubblicazione scientifica online che descriveva una scultura lignea con caratteristiche compatibili con quelle dell’opera sottratta a Monselice nel 1977. L’analisi delle informazioni contenute nel testo e dei riferimenti iconografici ha consentito di avviare ulteriori verifiche per stabilire se si trattasse effettivamente della stessa statua segnalata nella banca dati dei beni rubati.
Gli approfondimenti investigativi hanno portato a localizzare il manufatto nella provincia di Bergamo, precisamente nel territorio del comune di Zogno. A quel punto i Carabinieri hanno avviato accertamenti più dettagliati, avvalendosi anche del supporto tecnico e scientifico della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Bergamo e Brescia e dell’Ufficio beni culturali della Diocesi di Bergamo.
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Gli esperti coinvolti nelle verifiche hanno esaminato attentamente la scultura, confrontandone caratteristiche stilistiche, dimensioni e particolari decorativi con la documentazione storica e fotografica conservata negli archivi investigativi. Le analisi hanno confermato la piena corrispondenza tra l’opera sequestrata e quella sottratta quasi cinquant’anni prima dal Castello Cini.
La statua recuperata è una scultura lignea a tutto tondo, alta circa 121 centimetri e collocata su un basamento ottagonale realizzato nello stesso materiale. L’opera risale al XIV secolo ed è attribuita alla scuola senese. Gli studiosi la riconducono alla produzione delle botteghe pisano-lucchesi attive in quell’epoca e affini allo stile dello scultore senese Francesco di Valdambrino, artista nato a Siena nel 1375 e morto nel 1435.
Dal punto di vista artistico la scultura presenta elementi stilistici riconducibili a quel contesto produttivo, tra cui la cura delle policromie e la finezza dei dettagli nella lavorazione del legno. Queste caratteristiche la rendono un manufatto di particolare rilievo sia sotto il profilo storico-artistico sia sotto quello devozionale, trattandosi di un soggetto iconografico centrale nella tradizione religiosa medievale.
Alla luce degli esiti delle indagini e delle verifiche scientifiche, la Procura della Repubblica di Bergamo ha disposto il sequestro dell’opera e successivamente la sua restituzione alla Fondazione Giorgio Cini di Venezia, ente proprietario del bene. Il recupero rappresenta un risultato significativo nell’ambito delle attività di contrasto al traffico illecito di opere d’arte e testimonia l’efficacia delle strategie investigative sviluppate negli ultimi anni dal Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale, che combina strumenti tecnologici avanzati con la collaborazione di istituzioni culturali e autorità giudiziarie.
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