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Recensione Carmageddon: Rogue Shift, il ritorno della saga è tutto italiano



Recensione Carmageddon: Rogue Shift

Carmageddon: Rogue Shift combina il genere dei roguelite, estremamente di moda nell’ultimo periodo, con quello dei corsistici arcade. Trattasi di un’intuizione, avuta dall’italiana 34BigThings (autori di Redout), che sulla carta potrebbe sembrare quasi un affronto per chi è cresciuto con la serie e ne ricorda l’identità. Eppure, non ce ne vogliano i puristi, il tentativo di modernizzare la serie in questo modo ci è parso molto sensato.

Del resto, l’ibridazione con il roguelite è qualcosa da cui l’arcade ha spesso tratto beneficio: lo abbiamo visto anche in produzioni come Absolum, capace di fondere egregiamente il picchiaduro a scorrimento con la progressione tipica del genere.

Naturalmente non si tratta di un’equazione che garantisce in automatico il successo, sia chiaro. Perché funzioni, serve un bilanciamento attento, una progressione che renda ogni tentativo più interessante del precedente e soprattutto una quantità di contenuti sufficiente a sostenere la ripetizione nel lungo periodo. Ed è proprio su questo terreno che Carmageddon Rogue Shift mostra qualche scricchiolio, ma non mancano motivi per apprezzarlo, soprattutto se sentite la mancanza dei combat racer.

Scheda videogioco

  • Publisher
    34BigThings
  • Sviluppatore
    34BigThings
  • Genere
    Corse
  • Numero giocatori
    1
  • Lingua
    Testi in italiano
  • Disponibile su

Carmageddon: Rogue Shift dunque propone una sola modalità, strutturata interamente come roguelite. Si entra in partita scegliendo un veicolo e ci si trova davanti ad una mappa ramificata in cui selezionare di volta in volta l’evento successivo, con bivi che permettono di orientare la progressione.

Il fulcro sono le gare tradizionali, dove è necessario piazzarsi tra i primi tre per proseguire, accumulando nel frattempo diverse valute utili ai potenziamenti. Durante la run si raccolgono crediti da spendere nei negozi disseminati sulla mappa, dove acquistare abilità passive, migliorare l’arma equipaggiata o sostituirla con un’altra; a fine partita, invece, una progressione permanente consente di rafforzare statistiche come energia, efficacia del boost o numero di slot passivi disponibili.

Si può equipaggiare una sola arma per volta e la scelta incide sullo stile di gioco, tra lanciamissili a ricerca, mitragliatrici, cannoni a lunga gittata o fucili a corto raggio per il combattimento ravvicinato.

Gli avversari possono essere eliminati sia con il fuoco sia con le sportellate, un sistema che restituisce una gran sensazione di impatto e che diventa quasi necessario per guadagnare posizioni, dato che il bilanciamento spinge esplicitamente verso il combattimento. 

Guidare bene non basta, bisogna anche e soprattutto distruggere. E i rivali, una volta eliminati, rientrano dopo poco, ma rallentarli o metterli fuori gioco è fondamentale per restare nelle prime posizioni. Se invece è il giocatore a essere distrutto, la run termina, a meno di non possedere i rari “biglietti d’oro”, una sorta di vite extra da acquistare a caro prezzo che consentono di rientrare in gara.

La struttura complessiva prevede tre macro‑sezioni, ognuna culminante in uno scontro con un boss – in sostanza delle gare un po’ più lunghe. Le prime run servono soprattutto ad accumulare la valuta permanente, chiamata simpaticamente Beatcoin, con cui potenziarsi e rendere i tentativi successivi più gestibili.

Nel suo schema di base il gioco è tutto qui, e funziona soprattutto quando riesce a trasmettere la potenza dell’armamentario.

Nella fattispecie, dà il meglio di sé quando entra in gioco la sensazione di escalation della potenza. Per dire, all’inizio un’arma come il fucile a canna liscia infligge danni contenuti, ma man mano che viene potenziata la percezione cambia in modo radicale, perché gli impatti iniziano a far sbandare violentemente gli avversari, fino ad arrivare, ai livelli più alti, a distruggerli con un singolo colpo, facendoli schizzare in aria.

Anche le dinamiche in pista contribuiscono molto al divertimento. Per dire, le sportellate hanno un peso concreto e generano situazioni caotiche e spettacolari: collisioni a catena, tamponamenti multipli e abilità che trasformano l’impatto in esplosioni rendono le gare estremamente vivaci. A questo si aggiunge la presenza degli zombie, che qui diventano una risorsa di gameplay, perché investirli ricarica il boost e incentiva una guida aggressiva.

Pur con un design piuttosto generico e poche varianti, introducono ulteriori micro‑dinamiche grazie a creature esplosive o a trappole ambientali attivabili, che contribuiscono a dare ritmo e imprevedibilità alle gare.

Peccato che gran parte dell’esperienza ruoti attorno a gare piuttosto simili tra loro, con qualche variante come la modalità sopravvivenza, che però si traduce solamente in una prova a tempo. Gli obiettivi secondari esistono, ma spesso si completano quasi passivamente e incidono poco sul modo di giocare. Considerata la natura del brand, ci si sarebbe aspettati una maggiore propensione a sperimentare, per esempio con arene dedicate al combattimento o con tipologie di evento più marcate, oltre ad un numero più ampio di tracciati, visto che dopo alcune ore si ha già la sensazione di aver visto gran parte dei contenuti. A sostenere la rigiocabilità c’è specialmente la buona gamma di potenziamenti, che riesce comunque a mantenere interessante la costruzione delle build anche quando gli scenari iniziano a ripetersi.

C’è però da sottolineare un problema non da poco, cioè che la guida non risulta appagante in senso stretto: la sensazione costante è quella di scivolare sull’asfalto più che di controllare mezzi pesanti, caratterizzata da fisica che varia leggermente da veicolo a veicolo, ma che nel complesso avrebbe bisogno di maggiore precisione e leggibilità.

Non sorprende che gli sviluppatori abbiano già annunciato interventi correttivi, ma resta il fatto che in un gioco di guida il feeling di guida dovrebbe essere uno dei pilastri fin dal lancio. E a tutto ciò ci si aggiunge una certa “sporcizia” sistemica: urti minimi che sfociano in testacoda, collisioni con l’ambiente che portano a ribaltamenti poco prevedibili, insomma, più in generale, episodi che fanno perdere il controllo per ragioni non sempre chiare. In un contesto roguelite questo pesa di più, perché un singolo errore (o peggio, un’imprecisione del sistema) può compromettere un’intera run.

Nel corso delle prove sono emersi anche episodi tecnici più evidenti, come un boss (l’ultimo) che non si è attivato correttamente o sconfitte arrivate per incidenti poco leggibili, situazioni che minano la fiducia nel sistema di gioco.

Chiudiamo con una parentesi sul piano audiovisivo, il cui impianto grafico è funzionale ma non particolarmente carismatico: lo stile sporco e post‑apocalittico fa il suo, senza però lasciare un’impronta forte, e nel complesso il colpo d’occhio è nella media, anche su PC dove abbiamo avuto il piacere di provarlo. Pure la colonna sonora, basata su riff metal piuttosto classici, accompagna bene l’azione ma non emerge come elemento memorabile.

Considerando il posizionamento di prezzo (39,99€ in formato digitale su PS5, Xbox, PC e Switch 2) e il fatto che l’offerta si concentri su una sola modalità senza componenti multiplayer o varianti sostanziali, era naturale aspettarsi un livello di rifinitura e personalità superiore.

Il codice digitale per questa recensione è stato fornito da 34BigThings, che non ha avuto un’anteprima di questo contenuto e non ha fornito alcun tipo di compenso monetario. Potete leggere maggiori informazioni su come testiamo e recensiamo dispositivi su SmartWorld a questo link.

Giudizio Finale

Carmageddon: Rogue Shift

Carmageddon Roadshift è un gioco “sporco”, e lo è in più di un senso, dalla precisione delle collisioni non sempre impeccabile, al modello di guida, che avrebbe bisogno di un’ulteriore fase di ottimizzazione. Al netto delle imperfezioni e di una varietà contenuta, l’impianto roguelite funziona, e il piacere di sperimentare con armi, potenziamenti e sinergie, osservando il caos che generano in pista, è genuinamente appagante. Si può quindi parlare di un esperimento riuscito, che necessita di qualche intervento di rifinitura. Resta il rammarico per un prezzo di lancio troppo elevato rispetto a quanto offre, ma è un titolo da tenere d’occhio.

Voto finale

Carmageddon: Rogue Shift

Pro

  • Che soddisfazione tirare sportellate!
  • La struttura roguelite incentiva sperimentazione
  • L’escalation di potenza nei progressi dà gratificazione

Contro

  • Imperfezioni generali, dal modello di guida alle collisioni sui tracciati
  • Varietà limitata dei contenuti
  • Prezzo di lancio alto rispetto alla portata dell’offerta

Giorgio Palmieri

Giorgio Palmieri
Da oltre dieci anni nel network di SmartWorld, ho iniziato il mio viaggio con AndroidWorld recensendo videogiochi mobile, con un occhio di riguardo per le perle nascoste negli angoli più reconditi dei negozi virtuali. Nel tempo, la mia passione è cresciuta insieme al sito, permettendomi di esplorare il mondo della tecnologia a 360°. Mi piace definirmi un jolly: scrivo, edito e collaboro a tutto ciò che mi appassiona. Ma, nel profondo, il mio cuore batte sempre e solo per loro: i videogiochi.


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