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Re Carlo III dà una buona notizia sulla sua battaglia contro il cancro: «Grazie alla diagnosi precoce, potrò ridurre le cure il prossimo anno»

«Ho sentito questa frase ripetutamente durante le mie visite ai centri oncologici del Paese. So anche quale differenza abbia fatto nel mio caso personale, permettendomi di continuare a condurre una vita piena e attiva, anche durante le cure. Oggi posso condividere una buona notizia: grazie a una diagnosi precoce, a interventi efficaci e alla scrupolosa osservanza delle indicazioni dei medici, il mio programma di cure contro il cancro potrà essere ridotto nel corso del nuovo anno», ha sottolineato re Carlo nella clip.

«Questo traguardo rappresenta sia una benedizione personale sia una testimonianza dei notevoli progressi compiuti nella cura del cancro negli ultimi anni. È per questo che sono così incoraggiato nell’apprendere l’esistenza del nuovo Strumento Nazionale per il Controllo degli Screening, disponibile online.
Questo semplice strumento permette di verificare se si è idonei agli screening per il tumore al seno, intestinale o cervicale. Risponde alle vostre domande e vi guida in quel passo cruciale verso la diagnosi precoce», ha detto il sovrano.

Il sovrano in una recente uscita pubblica

Il sovrano in una recente uscita pubblica

Anadolu/Getty Images

Il re ha sottolineato che spesso le persone evitano di sottoporsi allo screening «perché immaginano che possa essere spaventoso, imbarazzante o scomodo». Ha aggiunto che «qualche momento di piccolo disagio è un prezzo minimo da pagare per la rassicurazione che arriva alla maggior parte delle persone quando viene detto loro che non hanno bisogno di ulteriori test». Parlando del nuovo strumento nazionale di screening ha concluso: «La tua vita, o quella di una persona cara, potrebbe dipendere da questo».

Una fonte ha descritto la notizia come «probabilmente il miglior regalo di Natale che il monarca avrebbe potuto desiderare».

Un portavoce del Palazzo ha spiegato che il messaggio del re chiude una settimana di iniziative «mirate a sensibilizzare sull’importanza della diagnosi precoce, raccogliere fondi per la ricerca sul cancro e sostenere tutti coloro che sono colpiti dalla malattia». Colpisce che, dopo settant’anni di regno di Elisabetta II, che aveva fatto della riservatezza sulle questioni personali un marchio identitario, Carlo III scelga invece di infrangere un tabù, e lo faccia per una buona causa che riguarda milioni di persone. È, a tutti gli effetti, un segno dei tempi e della trasformazione della monarchia in un’istituzione più trasparente, empatica e vicina ai bisogni reali della popolazione. Come ha confermato anche il biografo reale, Robert Hardman, la defunta regina Elisabetta riteneva che le informazioni mediche dovessero essere condivise solo in circostanze eccezionali: quando un ricovero ospedaliero la obbligava a saltare degli impegni o quando l’opinione pubblica aveva un diritto reale di essere informata. Anche allora, però, i dettagli andavano centellinati. Un membro dello staff ricorda che si mostrò «piuttosto irritata» quando, nel 2013, il Palazzo diffuse una nota sul suo ricovero.


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