Raffica di muri crollati a Genova, Ferrante: “Ora una legge speciale per dare sgravi fiscali ai privati”

Genova. Non nasconde la stanchezza l’assessore alla Protezione civile Massimo Ferrante mentre continua la sequenza di crolli in città. Una fragilità che non è nuova, ma che negli ultimi anni sta venendo alla luce come una vera e propria emergenza. Perché al di là delle frane propriamente dette sui versanti montuosi, sono decine e decine i condomini costruiti arginando le montagne con muraglioni e terrapieni, opere esposte all’azione incessante della pioggia, spesso senza nessuna manutenzione da parte dei proprietari. La sindaca Silvia Salis nei giorni scorsi ha invocato un “intervento strutturale” da parte del Governo.
Cosa significa, assessore?
È stato fatto il bonus al 110% per l’efficientamento energetico, giusto?
E allora?
Allora un governo serio, un legislatore serio, e vale anche per la Regione, decide quali sono le zone particolarmente critiche dal punto di vista fragilità del nostro territorio, ad esempio la Liguria, Genova, la Calabria, la Sicilia per la conformazione naturale e antropica. Noi abbiamo erosione costiera, erosione perché siamo sulle colline e abbiamo costruito male (usa un’espressione più colorita, ndr). Si fa una mappatura delle zone particolarmente vulnerabili e a quel punto, esattamente come è stato per il terremoto, si fa in modo che i privati che eseguono gli interventi, suffragati da tecnici che dichiarano che in quel modo si migliora una condizione di fragilità o di potenziale pericolo, abbiano gli sgravi fiscali. Perché i costi sono talmente tanti alti che nessun condominio affronta il problema, nessun amministratore condominiale ha le maggioranze necessarie. E magari, com’è successo in via Napoli, se un amministratore di condominio ha un tecnico che gli dichiara che c’è una criticità, non dovrebbe aspettare di avere la maggioranza.
Dunque è anche un tema di leggi?
Sì, ma il Comune non fa né le leggi né le norme. Il Comune attua soltanto. Il Comune è l’ultima catena di governo di un Paese. E non può sostituirsi al privato, sennò c’è il danno erariale. Può farlo solo in caso sia a rischio la pubblica incolumità.
L’incolumità pubblica si applica solo se c’è inerzia. In via Napoli non è capitato. Immaginiamo che un fronte di frana, anziché prendere il distacco, prenda la strada, nessuno interviene e la strada rimane chiusa. A quel punto l’amministrazione interviene in danno.Però non si fa quasi mai.
Non è vero che non si fa quasi mai, ma la casistica è rara. Invece accade più spesso una cosa diversa.
Cioè?
Si fanno delle sanzioni. In salita Gerbidi un muro si abbattuto su una creusa, il privato se ne è disinteressato nonostante il richiamo ed è partita una sanzione.
Quindi inizierete a fare sanzioni?
Macché iniziare, io ho iniziato a novembre. Poi ci sono varie casistiche: in via Trensasco abbiamo trovato un erede in Russia. A volte trovi persone veramente in difficoltà economica, con redditi bassissimi, che non hanno i soldi per intervenire. C’è gente che ha ereditato i terreni e ha rinunciato perché c’erano lavori da fare. E in caso di rinuncia dove va a finire quella proprietà?
Al demanio.
Sì, allo Stato, ma per un po’ di tempo rimane nel limbo.
Il presidente Bucci dice che bisogna avere pronti i progetti prima di chiedere soldi al governo.
Posso rifiutarmi di commentare? Cosa c’entrano i progetti con gli interventi che spettano ai privati? Cosa ha fatto lui in otto anni sulla prevenzione? Noi non andiamo a fare i censimenti dei muri privati. Stiamo dicendo che, data l’evidenza della fragilità del territorio, bisogna mettere in condizione i privati, dietro valutazioni tecniche, di poter accedere a sgravi fiscali che incentivino il condominio a intervenire. Il Comune non c’entra niente. Qui non si chiede un’erogazione di finanziamento, qui si chiede una legge apposita.
Una legge speciale?
In alcune zone d’Italia c’è una legge speciale per incentivare i privati che mettono il proprio edificio a norma dal punto di vista sismico. Genova sicuramente è la più critica, perché è aggredita dal mare e dal suo reticolo idrografico complesso, abbondantemente sfruttato e stuprato. Ed è aggredita dal punto di vista edilizio sia nell’Ottocento sia nel Dopoguerra. Ma non deve essere un assalto alla diligenza come il Superbonus: l’incentivo va concesso solamente dove i tecnici dichiarano che l’intervento serve a pregiudicare futuri problemi.
E i muri o versanti pubblici che versano nelle medesime condizioni?
Questo rientra nei normali doveri di un’amministrazione pubblica.
Ma i soldi ci sono nel bilancio del Comune o bisogna chiederli al governo, come accade per la vicenda ponti e impalcati?
Quella vicenda nasce dal decreto ponti che ha stabilito che tutti i gestori debbano fare il censimento entro il 2024. Noi abbiamo scoperto di essere un caso unico in Italia, perché ne abbiamo 650, e abbiamo scoperto che il conto economico è mostruoso, un conto al quale nessuna amministrazione comunale potrà mai sopperire. E siamo convinti che lo Stato dovrà per forza inventarsi un canale finanziario. Per i muri il ragionamento è diverso.
Quale?
Abbiamo gli accordi quadro. Chiaramente ho ereditato una quantità pazzesca di criticità accumulate negli anni. Diciamo che chi ci ha preceduto preferiva mandare i razzi su Marte piuttosto che pensare alla gestione ordinaria. Io ho già deciso con gli uffici che vanno evidenziati tutti a livello cartografico. Mettiamo una data di partenza, mettiamo una classe di priorità 1-2-3 e bisogna iniziare a farli. È un lavoro che va smaltito, ma non c’è nulla di eccezionale perché rientra nell’ordinaria amministrazione di un Comune che deve programmare le sue risorse.
Ma le risorse bastano o no?
Il Comune ha a bilancio degli accordi quadro. È chiaro che sono talmente tanti gli interventi arretrati che non bastano i soldi di questa annualità. Si dovrà fare un piano quinquennale per affrontarli tutti, esattamente come quando si va a stipulare il mutuo per la casa. Ma questa, ripeto, è ordinaria amministrazione: se tutto è straordinario, nulla è più straordinario.




