Lazio

raffica di emendamenti per salvare i 50 milioni tagliati

La storia infinita della metro C torna di nuovo al centro della scena politica nazionale. E, come spesso accade quando si parla della terza linea romana, lo fa tra emendamenti last minute, fondi “spariti” e una corsa contro il tempo per evitare nuovi rallentamenti.

L’impressione, dietro le quinte, è che i 50 milioni tagliati alla tratta T1 verranno alla fine ripristinati. Ma la battaglia è appena cominciata.

Dopo la sforbiciata del ministero dell’Economia, è partita una pioggia di emendamenti alla legge di bilancio: Pd, Avs e Italia Viva si sono mossi compatti per chiedere il reintegro delle risorse considerate vitali per non bloccare gli appalti già in corsa.

All’appello manca solo Fratelli d’Italia, il partito della premier Giorgia Meloni, che per ora non ha presentato proposte in merito.

La manovra approderà prima al Senato e proprio lì si accenderà il confronto. Gli emendamenti pro-metro C sono numerosi: a firmarli, tra gli altri, i senatori del Pd Filippo Sensi, Cecilia D’Elia, Beatrice Lorenzin e Daniele Manca.

Il più atteso è il 99.71, che chiede di restituire quei 50 milioni tagliati e di aggiungerne altri 20 per acquistare nuovi convogli. Lorenzin va oltre e con l’emendamento 99.95 punta a ottenere 160 milioni per progettare integralmente la futura linea D, comprese le indagini preliminari.

Nella stessa richiesta confluiscono anche i progetti di prolungamento della B fino a Setteville e della A oltre Battistini, con diramazioni verso Monte Mario e Torrevecchia sud: opere per circa 1,8 miliardi complessivi.

Il punto, però, è uno: secondo la Legge Obiettivo i cantieri possono partire solo se un lotto è finanziato per intero. E quei 50 milioni mancanti, per quanto piccola la cifra possa sembrare rispetto ai tagli record del 2024, rischiano di far saltare l’intero impianto.

Il déjà-vu è forte. Solo un anno fa la linea C aveva perso 425 milioni, aprendo una discussione politica che ora si ripresenta quasi identica.

Questa volta, però, c’è un percorso più delicato: la tratta T1, da Farnesina a piazzale Clodio, è considerata indispensabile per chiudere il cerchio del tracciato verso piazza Venezia e oltre.

Intanto, al Campidoglio nessuno è rimasto a guardare. L’assessore ai Trasporti, Eugenio Patanè, ha definito “paradossale” l’ennesimo taglio e ha già messo in moto i tecnici per valutare strade alternative.

Una via d’uscita potrebbe esserci, ma avrebbe un prezzo: il rischio concreto di ritardare il cronoprogramma, soprattutto sull’ultimo tratto verso piazza Bainsizza, previsto come capolinea della futura tratta T2.

Patanè continua a mostrare fiducia: l’obiettivo è arrivare pronti al Giubileo straordinario del 2033, anno in cui dovrebbe aprire anche la stazione di piazza Venezia. Ma ogni nuovo passaggio burocratico è un ostacolo, e la storia della metro C insegna che basta un dettaglio per trasformare tempi certi in attese infinite.

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