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Raf a Sanremo 2026: «Ora è per sempre è una canzone per mia moglie, Gabriella Labate, scritta con nostro figlio Samuele. L’Eurovision? Una baracconata, non andrei a prescindere»

Per ora, noi la chiameremo classe media. È quella che, a detta di tanti, riempie il cast di Sanremo 2026, un po’ carente di big, ma pieno di cavalli di ritorno, di artisti in cerca di lanci e rilanci. Ma occhio, ché se citiamo il film di Elio Petri potrebbe andare in Paradiso. E se succedesse a Raf? Del resto Raffaele Riefoli – questo il vero nome, classe 1959, cinque volte (con questa) all’Ariston – ha tra le mani un pezzo per far piangere. S’intitola Ora e per sempre ed è una bella ballata sull’amor tutt’altro perduto, anzi. S’ispira, semmai, al matrimonio d’acciaio del suo autore con la showgirl Gabriella Labate. «Ci siamo sposati a Cuba nel 1996», racconta lui. «Volevamo una celebrazione lontana dai paparazzi, da tutto. Non fu semplice da organizzare. L’idea di questa canzone mi è venuta ritrovando un bigliettino che ci aveva dato il nostro prete, con su scritte le promesse reciproche, in spagnolo. Alla fine, come da prassi, si leggeva: “Finché morte non vi separi”. A me quella frase metteva malinconia, così l’avevo barrata, correggendola in “Ora e per sempre”. Quando l’ho riletta, mi è sembrato un titolo perfetto».

In realtà, tutta la canzone è un affare di famiglia (e anche qui, occhio ai fazzoletti), visto che l’ha composta con suo figlio Samuele, in arte D’Art, classe 2000. Altro che i brani da sei autori che si trovano in gara. «Se 25 anni fa», ammette, «mi avessero detto che avremmo lavorato a un pezzo insieme, non ci avrei creduto». E invece, eccoci. «Samuele ha due grandi passioni, il cinema e la musica, ma non so quale sceglierà. Però scrive molto bene, ha un linguaggio attuale, più del mio. Inizialmente dovevo dargli una mano a sviluppare questa melodia, poi lui per primo si è accorto che il brano era più adatto a me. Il testo mi è venuto in un secondo momento, di getto, dopo aver ritrovato il bigliettino». Parla di un’altra generazione – quella di Raf – e di un altro mondo, quello di fine anni Ottanta, in cui i due protagonisti del pezzo s’incontrano e s’innamorano. «Essere giovani all’epoca voleva dire avere tante opportunità, non come oggi», riflette. «Parlo di come siano rimasti insieme nel tempo. Ciò che mi dispiace, di come siamo diventati, è la scarsa empatia dei potenti verso i popoli martoriati. Penso, per esempio, a ciò che succede a Gaza. Sono sofferenze che noi occidentali non possiamo capire fino in fondo. Però questa è una canzone pop e alla fine trionfa l’amore, il loro».

A proposito: un’eventuale partecipazione a Eurovision Song Contest – dove Raf era stato nel 1987, quando il criterio di selezione era diverso, con Gente di mare, in coppia con Umberto Tozzi – l’ha messa in conto o preferisce boicottare per la presenza di Israele? «Capisco bene Levante, che ha scelto di tirarsi indietro», dice. «Io stesso m’interrogo sul perché la Russia sia stata esclusa, mentre Israele no. In ogni caso, non andrò neanche io, ma più per motivi artistici: quella competizione è diventata un enorme baraccone, pieno di pezzi ed esibizioni kitsch, dove la musica è in secondo piano. Non c’entro niente. E poi, è risaputo, soffro le gare».

In effetti, neanche Sanremo, perlomeno stando alle classifiche, è mai andato davvero bene, lo stesso classico Cosa resterà degli anni ’80 era arrivato appena 15esimo. «Ho sempre fatto musica per passione, non per competizione». L’ultima volta, con Come una favola (2015), per la formula allora in vigore non si era neanche qualificato per la finale. «Da un po’ di tempo, però, vedo un Festival diverso. È una grande vetrina comunicativa e la gara è finita in secondo piano. Ora voglio anche divertirmi». Emblema di questo nuovo spirito, in parte, è proprio la serata delle cover, che fa classifica a sé e in cui Raf canterà The Riddle di Nik Kershaw con i The Kolors, una hit del 1984, contemporanea della sua Self Control. «Il famosissimo remix di Gigi D’Agostino l’aveva resa un gran bello da ballare, ma forse l’ha un po’ snaturata. Noi la porteremo alla sua natura più pop».


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