Raee, in Italia la raccolta è lontana dagli obiettivi europei

L’Italia è ancora molto distante dai target fissati dall’Unione europea sulla raccolta di rifiuti elettrici ed elettronici: nell’ultimo anno sono stati raccolti 6 chili per abitante, quando i target comunitari ne indicano 12 per abitante. A tracciare il quadro è Erion Weee, consorzio del Sistema Erion dedicato alla gestione dei Raee domestici, che sul territorio ha gestito oltre 244mila tonnellate di materiale, in crescita del 3% sul 2024. Il maggiore incremento (+19%) per il consorzio si è registrato con il Raggruppamento R4, ovvero piccoli elettrodomestici, dispositivi elettronici di consumo, giocattoli elettrici. Segue il Raggruppamento R2 (lavatrici, forni, lavastoviglie) con 117.000 tonnellate, per un +3,5%. Il Raggruppamento R1 (freddo e clima) è arrivato a 78.700 tonnellate raccolte (+2,3%), mentre il Raggruppamento R3 (tv e monitor) ha proseguito nella sua parabola discendente con un -7,5% (26.000 tonnellate). In calo anche il Raggruppamento R5 (sorgenti luminose), che si è attestato a 237 tonnellate (-4,5%).
Dalle circa 244.000 tonnellate di Raee Domestici gestiti, il consorzio ha ricavato più 215.000 tonnellate di materie prime seconde (88% del peso dei Raee), tra cui 130.000 tonnellate di ferro (pari al peso di 18 Torri Eiffel), oltre 5.600 tonnellate di alluminio (come 350 milioni di lattine), 6.000 tonnellate di rame (come il peso del rivestimento di 69 Statue della Libertà) e quasi 31.000 tonnellate di plastica (cioè il peso di 12 milioni di sedie da giardino). In questo modo, è stata evitata l’emissione in atmosfera di circa 815.000 tonnellate di anidride carbonica – pari alla quantità di CO2 eq che verrebbe assorbita in un anno da un bosco di 815 kmq e generando un risparmio di oltre 333 milioni di kWh paragonabile ai consumi domestici annui di una provincia di 308 mila abitanti, come Viterbo.
“Di fronte a questi dati è difficile parlare di transizione verso un’economia realmente circolare”, commenta Giorgio Arienti, direttore generale di Erion Weee. “Ancora più complesso è giustificare investimenti industriali per la realizzazione di impianti dedicati al recupero delle materie prime critiche come le terre rare, per le quali l’Italia dipende totalmente da Paesi terzi, in particolare dalla Cina. Oggi i nostri impianti di trattamento si limitano prevalentemente a separare i componenti ricchi di materie prime critiche, come le schede elettroniche e i circuiti stampati, che vengono poi esportati verso Paesi già dotati di tecnologie avanzate per il loro trattamento. Un modello che non crea valore industriale in Italia e ci rende dipendenti dall’estero. È fondamentale quindi incrementare la raccolta”.
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