Calabria

«Qui pagano tutti». Così il clan pretendeva il pizzo dal lido a Borgia

Compariranno oggi dinanzi alla gip Gilda Romano del Tribunale di Catanzaro per l’interrogatorio di garanzia i tre indagati nell’ambito dell’operazione della Dda di Catanzaro, denominata “Pay up”, attinti da un’ordinanza di custodia cautelare in carcere. Angelo Mazza, 30 anni, di Borgia, Saverio Ciambrone, 62 anni, di Gimigliano, Salvatore Montesano, 31 anni di Catanzaro sono accusati di tentata estorsione, aggravata dal metodo mafioso, nei confronti di due imprenditori, ai quali, sotto minaccia, avrebbero chiesto somme da destinare al mantenimento dei detenuti delle cosche Catarisano e Scalise, operanti rispettivamente nel territorio di Borgia e di Decollatura.
In udienza saranno assistiti rispettivamente dagli avvocati Isabella Camporato e Antonio Ludovico. L’inchiesta, che ha portato all’esecuzione di tre misure cautelari da parte dei carabinieri del Comando provinciale di Catanzaro, è scaturita dalle coraggiose denunce degli imprenditori vittime dei tentativi di estorsione e si inserisce nel quadro più ampio delle operazioni che, negli ultimi anni, hanno inferto un duro colpo alle cosche di Borgia e Decollatura. In particolare, per quanto riguarda Borgia, azzerata la cosca Catarisano con l’operazione Johnny, erano emerse le figure di Pietro Abruzzo, padre di Salvatore ormai detenuto, e di Massimo Citraro che avevano preso il controllo del territorio, in collaborazione con Bruno Abruzzo, figlio di Pietro, Vincenzo Tolone e Sandro Ielapi (oggi collaboratore di giustizia) contro i Bruno di Vallefiorita.
L’articolo completo è disponibile sull’edizione cartacea e digitale


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