«Qui buttano via il sangue». Due anni fa le prime segnalazioni e l’interrogazione di Mastrovincenzo

ANCONA Il plasma, la parte liquida del sangue, è una risorsa preziosa per i pazienti. Viene utilizzato per la produzione di farmaci salvavita, come immunoglobuline, albumina e fattori della coagulazione. Deve essere separato dal sangue intero e congelato entro un limite invalicabile di 24 ore dal prelievo, altrimenti diventa inutilizzabile. Ed i tecnici trasfusionali che si occupano di questa procedura sono rari. Questo l’incipit doveroso necessario a capire il contesto della tempesta perfetta che si è abbattuta sulla rete trasfusionale regionale che fa capo all’hub di Torrette.
L’inizio della fine
Già all’inizio di febbraio 2024, segnalazioni anonime parlavano di «un grave deficit di personale all’Officina del sangue di Torrette» a causa del quale veniva «buttato il sangue raccolto dalle Avis marchigiane». Segnalazioni che si erano tradotte in un’interrogazione consiliare del dem Antonio Mastrovincenzo del 12 febbraio dello stesso anno: «Le attività dell’Officina è fortemente rallentata per la carenza di 3 tecnici previsti nella pianta organica, ridotta negli ultimi 2 anni da 10 a 7 unità. E in ogni occasione di assenza forzata dal servizio di un dipendente, l’attività va in forte sofferenza», scriveva già 2 anni fa. In aula aveva risposto l’allora assessore alla Sanità Filippo Saltamartini: «L’assessorato è intervenuto per garantire che dal 16 marzo 3 nuovi dipendenti appartenenti alle professioni sanitarie siano assegnati a questa struttura per assicurare lo svolgimento delle funzioni ordinarie».
Non è cambiato niente
Sembra un déjà vu. Evidentemente, le cose non devono essere migliorate sensibilmente se esattamente 2 anni dopo, il 16 febbraio scorso, il direttore del Dirmt (Dipartimento regionale di medicina trasfusionale) Mauro Montanari scriveva alla direzione medica di Torrette che «a causa del persistere di una grave carenza di personale Tslb (Tecnico Sanitario di Laboratorio Biomedico) l’evasione della richiesta di emocomponenti non urgenti subirà per tutta la settimana in corso (fino al 21/2) un notevole ritardo senza alcuna garanzia che siano tutte completate in giornata».
La richiesta era quella di limitare le richieste giornaliere non urgenti solo a quelle strettamente necessarie. A inizio febbraio, infatti, due dipendenti erano andate in maternità e la coperta per la gestione del delicato settore sanitario era diventata corta. Passa poco meno di un mese e l’11 marzo, l’assessore alla Sanità Calcinaro e il direttore del Dipartimento Salute Draisci incontrano Montanari per cercare di sanare la criticità. Vengono messi a disposizione 4 tecnici dell’Ast di Ancona e 3 di Torrette nell’arco di 4 giorni.
«Ma del personale promesso per il plasma non si è visto nessuno», lasciavano trapelare ieri dall’interno del Dipartimento. Versione che non collima però con quella ufficiale. Il 19 marzo, lo stesso Montanari torna a chiedere, con una mail «una rimodulazione temporanea per almeno 7 giorni della raccolta di sangue intero e plasma al fine di evitare una saturazione dei siti di stoccaggio degli emocomponenti, derivante dal disallineamento tra raccolta e capacità attuale produttiva dell’Officina».
Il giorno seguente (20 marzo), con una mail invitata alla Regione e alla direzione di Torrette alle 19, Montanari si dimette dal ruolo di direttore del Dirmt e il lunedì la Regione nomina al suo posto (pro tempore) Antonio Canzian, già vicepresidente della giunta Spacca e Direttore Uoc. Medicina Trasfusionale dell’Ast di Ascoli. Il resto, come si suol dire, è cronaca.




