questa mattina la prima asta

CIVITANOVA Oggi la prima asta al mercato ittico dopo il fermo pesca biologico. Gli scafi civitanovesi sono ripartiti allo scoccare della mezzanotte tra domenica e ieri.
L’uscita
Tutti i pescherecci della flottiglia hanno preso il largo. Sono rimasti in 26, lontani gli anni in cui erano circa 70 unità. A riprendere il timone, anche l’assessore alla Pesca e alle attività produttive Francesco Caldaroni che ieri era in mare insieme al suo equipaggio. Pur tra un collegamento che andava e veniva, il rappresentante nazionale delle Marinerie d’Italia è riuscito a dare qualche indicazione sulla ripresa dell’attività. «Siamo solo alle prime ore di pesca – ha detto l’assessore e comandante – troppo presto per avere un quadro certo della situazione. Tuttavia dalle prime “calate” non sembra che ci sia abbondanza di pesce come solitamente avviene dopo il fermo. Il prodotto sembra scarso o ancora troppo piccolo. Ma staremo a vedere cosa succede nei prossimi giorni». Comunque dalle parole di Caldaroni sembrano confermati i timori già espressi dalla marineria adriatica quando dal Ministero è stato definito il periodo di fermo.
Quest’anno le imprese ittiche hanno sospeso l’attività dal 31 luglio al 13 settembre. Trattandosi di un sabato, però, scafi in mare solo da ieri. «Fa ancora troppo caldo – ha detto Caldaroni – si sapeva. Per permettere alle varie specie di riprodursi e di crescere bisognava aspettare ancora un po’». Dunque ha il suo peso la temperatura del mare che rimane alta anche a metà settembre a causa di estati che durano sempre di più.
Le preoccupazioni
Ma anche l’autunno reca con sé delle preoccupazioni per la categoria. Quella principale riguarda un altro tipo di fermo pesca che interesserebbe una superficie marina di 10-15 miglia al largo del Conero, tra Ancona e Civitanova. Ad illustrare la situazione, Giuseppe Micucci, civitanovese vice presidente di Confcooperative Marche. «Parliamo di uno stop indicato da un organismo della Fao – spiega – che riguarda la salvaguardia dello scampo. Però dal Ministero dell’agricoltura, ente deputato al provvedimento, non abbiamo saputo ancora nulla. Il divieto di pesca in quest’area, utilizzata dalle nostre imprese ittiche, andrebbe dal 15 ottobre al 15 dicembre. Non sappiamo se riguarda solo una specie, cioè lo scampo, o viene interdetta la pesca in toto. In ogni caso un provvedimento che penalizzerebbe oltremodo le nostre attività. E nessuno dal Ministero ci dà informazioni, forse preoccupati per le proteste».
Già nelle scorse settimane, il presidente dell’organizzazione Produttori Pesca di Civitanova, Giuseppe Emili, aveva contestato l’indicazione dell’organismo Fao «perché prima di evidenze scientifiche a tutela dello scampo, le cui femmine depongono le uova tra maggio e giugno».




