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Querciabella, il ritorno a Greve per portare Chianti Gran Selezione nel mondo – Vino

– La storia è quella della passione per una terra e per un vino di razza. Che segna il rientro in Italia per prendere le redini di un’azienda che produce vini d’alta gamma in grado di raccontare un territorio. E’ la storia di ‘Querciabella’ e dei suoi Chianti, nata nel 1974 dalla visione di Giuseppe Castiglioni e ora in mano alla figlia Mita, che ha preso le redini dell’azienda. Dopo aver passato una vita in Messico è tornata a Greve e con i figli Selene e Andrea e ora punta a portare anche in futuro un segno tra i vini toscani Gran Selezione.

    La produzione parte dai 94 ettari di vigneti, attorniati da 160 ettari di bosco. E si traduce in una produzione di 350-400mila bottiglie destinate per il 70% fuori dal territorio italiano. Il cuore dell’azienda sulla collina di Ruffoli, affacciata sul borgo di Greve in Chianti, con i suoi 15 ettari di Sangiovese. Ci sono poi i 14,5 ettari a Radda lungo la riva destra del Pesa, in tre diverse parcelle di territorio. E poi ci sono l’area di Gittori nel comune di Gaiole e i terrazzamenti tra i 500 e i 650 metri di Casole a Lamole. Sono i terreni su quali Querciabella determina i caratteri dei suoi Sangiovese vista la scelta, fatta nel 2010, di effettuare microvinificazioni separate per singole parcelle.

    Certo la storia parte dal rosso Camartina (un rosso di toscana Igt 70% cabernet Sauvignon e 30% sangiovese) e dal bianco Batàr (50% Chardonnay e 50% Pinot Bianco), vini di altissima qualità immaginati e creati dal capostipite. Ma gli ultimi arrivati sono tre nuovi ‘Gran Selezione 2021′, Chianti Classico Docg che fanno il debutto in questi giorni: il primo prodotto a Lamole, più beverino con i suoi 13 gradi; gli altri due provengono da Greve e Radda e con i loro 14 gradi esprimono un gran corpo ed eleganza. Ciascuna Gran Selezione, curata sul terreno e in cantina dall’enologo Manfred Ing, potrà contare su un totale di 2.600 bottiglie, un numero limitato che le rende ancora più preziose. Ciascuna area del resto trasferisce il proprio carattere perché – anche se le distanze tra una vigna e l’altra sono limitate – i suoli, le altitudini, le esposizioni e i microclimi sono diversi. E’ la bellezza del Chianti che consente di vendemmiare sempre al momento giusto, per almeno due mesi.

    Ma non è l’unica sfida di un percorso percorso pioneristico che Querciabella ha iniziato da quasi vent’anni, quindi ben prima dell’introduzione della categoria Chianti Classico Gran Selezione nel 2014 e del riconoscimento delle Unità Geografiche Aggiuntive nel 2021. Da allora l’azienda ha curato i caratteri dei suoi Sangiovese, vinificati in purezza da singole parcelle nelle diverse aree che sarebbero poi diventate le ‘Uga’. Così affiancati ai tre Gran Selezione, arrivano anche altre bottiglie esclusive, poche migliaia per anno, frutto delle vinificazioni tra il 2007 e il 2020. Sono edizioni limitatissime con etichette da collezione che riportano i dati delle singole parcelle, riservate agli appassionati più esigenti e ai collezionisti di vini.

    Sotto lo sguardo attento dei due figli di Mita – Selene e Andrea, quest’ultimo rientrato a Greve dagli Usa dove aveva un’azienda agricola – la produzione guarda non solo all’Italia, che ne assorbe circa il 30%, ma all’estero. Le difficoltà dei dazi Usa stanno anche facendo crescere altre aree, dal Regno Unito alla Germania. Ma tutto parte da Greve, dal territorio, dove l’azienda ha investito alcuni milioni di euro nella nuova cantina fuori dal paese, che vuole diventare un punto di riferimento per l’intera area: non solo un hub dal quale far partire le bottiglie per le molte destinazioni del mondo, ma anche uno spazio di vita sociale ed eventi per il quale sono state realizzate opere di urbanizzazione comunale e aree verdi con oltre 50 specie locali. Vino, territorio. Così a chi chiede se a muovere l’azienda è la forza del made in Italy, l’amministratore delegato della società Roberto Lasorte risponde focalizzando ancora di più il concetto: “il nostro – afferma – a dire il vero è made in Tuscany”.
   

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