Puglia

quello che non dicono sulla genitorialità


Nonostante il repentino aumento della popolazione mondiale, i tassi di natalità sono da anni in forte declino in tutta Italia. Qui dove l’età media del primo parto per le donne è 32 anni. E dove risiede la popolazione più vecchia d’Europa e una tra le più vecchie in assoluto del mondo, con un’età media tendente ai 46,9 anni (dati Istat 2024). Eppure, almeno in teoria, i bambini piacciono a tutti, o quasi. Ma allora perché è così difficile scegliere di diventare genitori al giorno d’oggi? 

In premessa è opportuno scindere già da subito chi desidera diventare genitore, e per varie ragioni non riesce, da chi invece non vuole fare questo passo per scelta personale, sia esso uomo o donna o una coppia di qualsiasi tipo. Va precisato che le opinioni contenute in questo articolo sono riferite esclusivamente alla seconda categoria di persone. 

Un aspetto che in pochi considerano, forse banale ma veritiero, è che, al netto di quello che si può credere, nessuno sa cosa voglia dire diventare genitori prima di esserlo. Qualsiasi retropensiero non sarà mai veritiero prima che la propria figlia o il proprio figlio siano venuti al mondo. Non ci può essere una sola persona che sappia realmente a cosa va incontro, nel bene e nel male, nonostante le aspettative e le informazioni che la società di oggi propone. Lo sguardo che rivolgiamo agli altri conferisce solo una visione molto parziale di cosa significhi essere genitori al giorno d’oggi. Anche essendo zii, nonni o amici. Il peso delle responsabilità e le prospettive di vita saranno sempre diverse rispetto a quelle di un genitore. 

Perchè genitori no? La risposta più udita a questa domanda in genere è relativa ai problemi economici e alla mancanza di un lavoro sicuro. Le incombenze che la società odierna impone fanno paura a molti. “Sappiamo dove siamo oggi ma non sappiamo dove saremo domani, quindi come posso pensare a una piccola creatura che dipenderebbe in tutto e per tutto da me?“. Pensiero legittimo, sebbene valga quanto detto nel paragrafo precedente. A ciò si aggiunge l’età avanzata in cui donne e uomini si slegano dalle famiglie d’origine, per motivi di studio o di risorse. Insomma, non si smette mai d’essere figli e il passaggio nel senso opposto è spesso traumatico. 

In termini pratici le risposte dei governi e delle istituzioni sono state risibili rispetto alle necessità. Le donne non trovano sempre un clima favorevole al lavoro: come già raccontato da BrindisiReport, a molte di loro non viene rinnovato il contratto dopo la gravidanza. Inoltre, se non diventi madre per la società è un problema. Se lo diventi ma non lavori è un problema uguale. Ma pure se lavori e sei madre rischi d’essere criticata. Anche i padri non se la passano bene. Colpa dei sensi di colpa che, al pari delle coniugi, attanagliano ogni buon genitore. E poi ci sono i congedi insufficienti e tutte le altre dinamiche di contorno: basti pensare che anche l’Ordine dei Giornalisti non ha mai considerato l’istituzione di un’esenzione formativa per i neo genitori di sesso maschile. 

Ragionando in termini psicologici, la paura della gente è spesso legata alle incognite – e dunque agli sforzi – che si dovranno fronteggiare in futuro, piuttosto che a quelli di adesso. Abbiamo tutti capito che la vita è preziosa è che bisogna godersela il più possibile prima che un avvenimento nefasto possa disintegrare la nostra felicità da un giorno all’alto. Dunque, come posso mettermi da parte per privilegiare qualcun altro?. 

Quando nasce un bambino o una bambina noi genitori non esistiamo più. Non siamo quelli di prima. I nostri figli diventano il centro del mondo. Difficilmente abbiamo aspettative su di noi e, dopo anni, facciamo fatica a riacquisirle. La società va avanti, dobbiamo aggiornarci e rimanere vigili su più fronti, con in mente sempre i nostri figli. E poi ci sono il lavoro, la casa, le bollette, i legami personali e così via. Non c’è più tempo per pensare. Si agisce istintivamente per senso paterno o materno.

Chi è disposto a non esistere più per far vivere qualcun altro? È in questa domanda che forse si nasconde il segreto della genitorialità. Nell’amore incondizionato, tramutato in un prestito della vita, che si può provare per qualcuno che ancora non si conosce. E che domani si dovrà lasciar andare via, per percorrere la sua strada.

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