Quella fra Trump e Meloni è stata una grottesca pochade politica
Il grottesco dissing social fra Trump e la Meloni ha dato anche agli allibiti le soddisfazioni di una pochade, ovvero il piacere liberatorio di assistere a un mondo in cui le regole della logica ordinaria e della convenienza sociale vengono temporaneamente sospese. I personaggi della pochade sono prigionieri delle proprie ossessioni: il geloso che controlla tutto e finisce per essere ingannato, l’adultero che inventa una bugia dopo l’altra fino a rimanerne schiacciato, il borghese rispettabile che perde ogni dignità nel tentativo di salvarla. Lo spettatore gode vedendo i personaggi intrappolati in equivoci che lui comprende meglio di loro, ne osserva divertito la goffaggine e la perdita di controllo.
Nella pochade una piccola menzogna genera una catena sempre più ingestibile di conseguenze: più la situazione diventa impossibile, più lo spettatore ghigna nel vedere fino a dove l’autore riesce a spingerla. Tipica del genere è anche la trasgressione senza conseguenze. La pochade mette in scena comportamenti che la società censura o controlla (tradimento, menzogna, inganno, narcisismo, egoismo, vigliaccheria), ma li priva del loro peso morale: lo spettatore può ridere di ciò che nella vita reale sarebbe fonte di conflitto, vergogna o scandalo. Quella fra Trump e Meloni è stata una pochade politica.
La sproporzione tra la posta in gioco e il livello della rappresentazione era evidente. Sullo sfondo ci sono guerra, alleanze militari, rapporti tra Stati e strategie internazionali; in primo piano, invece, la contesa era su chi avesse chiesto una foto a chi, su chi avesse “supplicato”, su chi volesse “tornare amico” dell’altro e su questioni di prestigio personale. Spassoso il meccanismo dell’umiliazione e della rivalsa, peculiare anche questo della farsa: Trump cerca di ridurre Meloni alla figura di una disperata che insegue il suo favore; Meloni reagisce negando la scena e definendola inventata. Era teatro: i due ambiziosi non si rivolgevano soltanto l’uno all’altra, ma soprattutto al pubblico.
Un litigio da commedia, col cornuto così imbecille da dirlo a tutti (Donald) e la cocotte interessata che prima fa la profumiera e non gliela dà, e poi fa pure la virtuosa (Giorgia).
La farsa degli ego è cominciata con questo post di Trump: “La presidente del Consiglio Giorgia Meloni mi ha chiesto, più e più volte, di fare una foto con me durante il vertice del G7 in Francia. Sta perdendo consensi in Italia, probabilmente perché ha voltato le spalle agli Stati Uniti d’America, un Paese che ama davvero l’Italia e la protegge, quando si trattava di impedire all’Iran di ottenere o sviluppare un’arma nucleare (ma, del resto, anche la Nato ha fatto lo stesso!). Non ci ha nemmeno permesso di usare le piste di atterraggio italiane, creando un grande problema logistico, e questo nonostante gli Stati Uniti contribuiscano con centinaia di miliardi di dollari all’anno alla protezione dell’Italia e degli altri cosiddetti alleati della Nato. Ora, dopo che gli Stati Uniti hanno sconfitto militarmente l’Iran, vuole tornare a essere amica per far risalire i suoi numeri nei sondaggi. No grazie!!!”.
Piccata, la Meloni ha replicato con un video: “Certe cose meritano una risposta immediata. Le dichiarazioni di Donald Trump sono totalmente inventate. Sono francamente allibita. Non so perché il presidente degli Stati Uniti si comporti così coi propri alleati. Non è del resto la prima volta che accade. Mi dispiace che non abbia la stessa determinazione coi nemici dell’Occidente, coi nemici degli Stati Uniti, con leadership con le quali invece si dimostra molto più accondiscendente. Però una cosa se la deve ricordare: io e l’Italia non imploriamo mai”. Ha aggiunto quindi su Istagram: “Presidente Trump, questi continui attacchi immotivati sono insensati. Quanto alla mia popolarità, essere sua amica certamente non mi ha aiutata, né essa dipende dal mio rapporto con lei. La mia popolarità dipende dalla mia capacità di difendere l’interesse nazionale italiano, ed è esattamente ciò che ho sempre fatto. L’utilizzo delle basi americane in Italia è regolato da accordi che abbiamo sempre rispettato e che non possono essere violati. Finché sarò presidente del Consiglio, l’Italia rimarrà una nazione sovrana. In ogni caso, la mia popolarità non la riguarda. Le suggerisco di occuparsi della sua”.
Sollazzati dalla pochade, quasi tutti i commentatori hanno sorvolato sulle balle favolose dette dai due imbranati. Infatti non è vero, come sostiene Trump, forse pensando che chiunque lo legge sia un cretino Maga, che gli Usa abbiano sconfitto militarmente l’Iran. Tutt’altro. Né è vero che la Meloni difenda sempre l’interesse nazionale italiano: per esempio ha ridotto la nostra sovranità tecnologica affidando la cybersecurity del Paese a Israele, nazione con cui coopera in ambito difesa, intelligence e industrie militari nonostante le accuse internazionali di gravi violazioni del diritto umanitario a Gaza; inoltre permette che i soldati Idf vengano in vacanza in Italia per riposarsi dai loro crimini. Tutto ciò espone l’Italia a rischi di sicurezza e danneggia i nostri interessi nel Mediterraneo. Che la sua politica economica (più spese militari, meno welfare, salari stagnanti) faccia gli interessi degli italiani è poi una barzelletta.
Insomma balle, balle, balle, balle, balle. Del resto, a quante cose sbagliate ci hanno fatto credere, da quando siamo al mondo?
Cose sbagliate a cui ci hanno fatto credere
204) Non è vero che al G7 Giorgia è andata a letto e si è messa a strillare perché Trump le aveva fatto il sacco, ma ghignando perché il sacco glielo aveva fatto anche lei.
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