Cultura

“Quel tè a casa di Iggy Pop”

I Mission si preparano a celebrare i quarant’anni di “God’s Own Medicine”, il loro album d’esordio pubblicato nel 1986, ma guardano anche al futuro: la band guidata da Wayne Hussey sta infatti lavorando a un nuovo disco, il primo dopo dodici anni, la cui uscita è prevista tra febbraio e marzo 2027. A rivelarlo è lo stesso cantante e chitarrista in un’intervista concessa a Dave Ling per Classic Rock/Louder, nella quale ripercorre gli esordi del gruppo, il successo improvviso e alcuni incontri memorabili, da Iggy Pop a John Paul Jones.

I 40 anni di “God’s Own Medicine”

Per festeggiare l’anniversario di “God’s Own Medicine”, i Mission terranno quattro concerti speciali al Forum di Londra, ciascuno con una scaletta differente. Nella prima serata eseguiranno integralmente l’album, mentre le successive saranno dedicate a diverse fasi della loro carriera, con ospiti differenti in apertura. Un progetto che non sembra intimorire Hussey, da sempre favorevole a modificare le scalette da una sera all’altra: “Ci sono tre o quattro canzoni che devi necessariamente suonare, ma io adoro la spontaneità. Tiene sempre tutti sulle spine, me compreso”.
Pubblicato nel 1986, dopo l’uscita di Hussey e del bassista Craig Adams dai Sisters Of Mercy, “God’s Own Medicine” impose rapidamente i Mission come una delle formazioni più popolari della scena gothic rock britannica. Trainato da singoli come “Stay With Me”, “Wasteland” e “Severina”, l’album conquistò il disco d’oro nel Regno Unito, portando la band a un successo che, secondo Hussey, non arrivò affatto inaspettato. “Eravamo tutti già stati in altre band, non eravamo certo degli esordienti. Avevamo lavorato duramente per arrivare fin lì e sapevamo quello che stavamo facendo”, racconta il musicista, ammettendo però che la popolarità inizialmente gli diede alla testa: “Ero giovane e mi godevo tutto quello che potevo. Ma dopo un paio d’anni cominci a ritrovare te stesso in mezzo a quel vortice”.

Nonostante il favore del pubblico, i Mission ebbero un rapporto spesso conflittuale con la stampa musicale. Una recensione della rivista americana Trouser Press liquidò il loro debutto come un improbabile incrocio tra Led Zeppelin, Yes ed Echo & The Bunnymen. Hussey oggi sorride ricordando quelle critiche: “Mi piacciono gli Zeppelin e i Bunnymen, e da ragazzo sono persino andato a vedere gli Yes. Non siamo mai stati particolarmente amati dalla stampa, quindi abbiamo imparato presto a prendere certe cose con filosofia”. Anzi, rimpiange il carattere più combattivo del giornalismo musicale di allora, popolato da firme come Nick Kent e Paul Morley, rispetto a quello odierno, a suo giudizio diventato molto più conservatore.

Il tè a casa di Iggy Pop

Proprio il legame con il rock classico avrebbe portato a una collaborazione prestigiosa per il secondo album, “Children” (1988), prodotto dall’ex-bassista dei Led Zeppelin John Paul Jones. “Fu fantastico, ci insegnò moltissimo. All’improvviso ci ritrovammo persino invitati a prendere il tè a casa di Iggy Pop”, ricorda Hussey. E aggiunge un episodio particolarmente toccante: “Eravamo il primo progetto a cui John si dedicava dopo lo scioglimento dei Led Zeppelin. Una sera restammo svegli fino a tardi, bevendo e ascoltando la loro musica. A un certo punto cominciò a piangere, raccontandoci quanto gli mancasse John Bonham”.
Ma il frontman non considera necessariamente quegli anni il periodo migliore della propria vita. Anzi, è soprattutto la prospettiva di tornare in studio con i vecchi compagni a entusiasmarlo oggi. Il nuovo album dei Mission, ancora senza titolo, dovrebbe arrivare nella prima parte del 2027, interrompendo un lungo silenzio discografico. “Stiamo preparando il nostro primo album in dodici anni ed è bellissimo poter continuare a fare musica con i propri amici”, spiega Hussey. “Se poi non piacerà a nessuno, pazienza. Siamo arrivati a un’età in cui certe cose non contano più così tanto. Lo facciamo per noi stessi”.

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