Calabria

Quel Cristo che splende e muore nella luce e per le vie della Calabria

Giuda non parla. Non mostra il volto. Esiste solo attraverso la voce di Giancarlo Giannini, che lo racconta come una confessione straziante. Giulio Base ha scritto e diretto «Il Vangelo di Giuda». Ha scelto la Calabria, la luce naturale, il silenzio. Novanta minuti senza dialoghi. Solo corpi, gesti, sguardi. Il sostegno dalla Calabria Film Commission ha permesso di attraversare borghi antichi e paesaggi capaci di evocare la Palestina senza ricorrere a effetti digitali. Cast di stelle, con Rupert Everett, Tomasz Kot, Paz Vega, Abel Ferrara, Ada Roncone e con Darko Peric e John Savage. Vincenzo Galluzzo è Gesù.
Base stasera sarà al cinema Citrigno di Cosenza, ore 20.30, e domani al cinema Lumiere di Reggio Calabria, ore 20, per presentare il film. Ne abbiamo parlato con lui.

Nessun dialogo, il protagonista mai mostrato frontalmente. Una scommessa audace per un soggetto incandescente. Come è nata l’idea?
«Da un’esigenza personale, quasi intima: guardarmi dentro e fare i conti con le mie contraddizioni. Mi sono interrogato su errori, bugie, piccoli e grandi tradimenti che, nonostante il desiderio di migliorarmi continuano ad affiorare. Da questa tensione interiore, è scaturita l’idea di portare la riflessione all’estremo, incarnandola nella figura di Giuda, il traditore per eccellenza, condannato da sempre all’immagine del colpevole assoluto. Ma quanto c’è di colpa in lui? E quanto di destino? Se il suo gesto fosse stato necessario affinché si compisse la Passione e poi la Resurrezione, possiamo davvero considerarlo solo un colpevole? Da questa domanda nasce tutto: dalla possibilità umana di provare tenerezza anche nei confronti di chi è stato raccontato sempre come simbolo del male».

Giuda e Gesù sono viste come figure speculari, destini intrecciati che si compiono insieme…
«La questione centrale è quella tra predestinazione e libero arbitrio: quanto di ciò che facciamo è già scritto e quanto dipende davvero dalle nostre scelte. Se tutto fosse già stabilito, allora Giuda sarebbe davvero così colpevole? Oppure sarebbe solo uno strumento necessario a un disegno più grande? E se invece il suo gesto fosse stato pienamente libero, allora sì, si tratterebbe di un atto terribile. Non sono partito da una tesi precostituita. Non volevo assolverlo né condannarlo. Ho cercato di entrare nei suoi pensieri, di dargli voce, restituendolo anche nella sua fragilità, nelle sue contraddizioni».

Il film è stato girato in Calabria. Quale rapporto si è creato tra la sua visione del racconto e i paesaggi?
«Nell’estate del 2022, durante i sopralluoghi, l’ho attraversata quasi interamente, alla ricerca di luoghi capaci di evocare Palestina e Galilea di duemila anni fa. Quello che ho trovato è andato oltre ogni aspettativa. Paesaggi straordinari e professionalità di altissimo livello: persone animate da passione, energia e una disponibilità che difficilmente dimenticherò. E poi volevo restituire un immaginario diverso del racconto evangelico. Ho cercato una terra più viva, più verde, quasi primaverile. Perché la Terra Promessa non può essere solo polvere e deserto. Deve avere anche una dimensione vitale, generativa. E in questo senso la Calabria si è rivelata perfetta».


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