Quegli eroi verso la Luna stretti tra disagi e odori
Questa notte, erano circa le due del mattino ora italiana, e io insonne mi sono messo a vedere la live della NASA, e ho visto in streaming l’imponente razzo SLS alto 98 metri (con la capsula Orion sulla punta), questo enorme simbolo fallico che avremmo visto con un senso di riverenza sessuale se fossimo stati Sigmund Freud o Elon Musk, partire per la Luna, o meglio verso la Luna visto che non atterreranno (o alluneranno), e qui non vi starò a descrivere la traiettoria e tutti i dettagli tecnici che trovate ovunque.
Quello che mi interessa è altro. Quello che mi interessa è Orion, o più specificamente il Crew Module, la capsula abitata dove stanno gli astronauti, descritto come un “campeggio di lusso” nello spazio. Ora lasciamo perdere che io odio tutti i campeggi già sulla Terra, ma andiamo a vedere dove stanno questi campeggiatori di lusso, come vivono.
Il diametro del Crew Module è di cinque metri, e quei cinque metri sarebbero il campeggio di lusso. Il volume abitabile è di 9,34 metri cubi. Un camper enorme di lusso, per farvi capire, tipo quello di Moira Orfei, ha un volume interno di 73 metri cubi, un camper più piccolo, ma ancora di lusso, 33, per quei 9,34 metri cubi immaginatevi di attrezzare per la sopravvivenza un furgoncino, e per quattro persone.
Tutto ha un nome bellissimo, in quella capsula, e più è bello più è una fregatura. Hygiene Bay è l’area destinata all’igiene, diciamo così, e per igiene si intende tutto, dalla toilette al lavaggio, senza poter ovviamente farsi la doccia, ci si lava a pezzi con delle salviettine. La NASA dice che in sostanza per dieci giorni non si lavano, “cercano di restare presentabili” (tra di loro immagino). Ma sentite qui: il water. Il water di lusso, che ha un nome lussuosissimo, Universal Waste Management System, e la miseria. Ti dà un’idea maestosa, astrofighissima, da suite di Dubai a cinque stelle, e invece è un buco con un coperchio. Tuttavia quando si alza il coperchio parte un flusso d’aria che trascina fuori di liquidi e i solidi nei contenitori giusti, e la NASA insiste di aver migliorato anche l’ergonomicità per le donne rispetto alle missioni Apollo, e Scientific American parla di un “salto di civiltà”. Insomma questo Universal Waste Management System significa fare pipì e cacca in una mini area chiudibile per un minimo (proprio minimo) di privacy e grande come un loculo, forse se ci muori dentro finisci direttamente in una body bag e poi vieni espulso, boh.
Per carità, di lusso rispetto alle vecchie missioni Apollo, dove per i bisogni solidi (avete capito quali) si usavano sacchetti di plastica adesivi da attaccare al corpo (avete capito dove) e poi sigillare, mentre per pipì il dispositivo è l’urine transfer assembly (sono fortissimi a dare nomi, non c’è che dire), una specie di catetere esterno, un preservativo tecnico aperto in punta. La parte più eroica sembra fosse rinunciare a fare i propri bisogni, anche perché l’odore restava, molto più di adesso.
Ma torniamo a Artemis, il futuro, cioè il presente, ieri a terra e oggi diretti verso la Luna. Questi quattro disgraziati sono incastrati e legati a dei sedili e quando si slegano devono stare attenti a non urtarsi a vicenda dandosi gomitate o ginocchiate. Quando fluttuano non immaginatevi insomma Gravity o le immagini eleganti della ISS. Riassumendo sacchi a pelo fissati alle pareti, pasti da succhiare come neppure Jeff Goldblum ne “La Mosca” (dopo che è diventato mosca), movimenti da coordinare per evitare collisioni non con asteroidi ma per non spaccare il naso al collega, puzza, e tutto questo è stato chiamato dalla NASA “High tech camping”, credo per convincere gli astronauti che fosse tutto all’avanguardia, il meglio del meglio, super, uno schianto (no, quello speriamo di no). La vera missione è riuscire a sopportarsi a vicenda.
Il bello è che nessuno si ricorda neppure un nome di questi quattro disgraziati, e a questo punto ve li dico io, ricordiamoceli, impariamoli a memoria come una poesia: Reid Wiseman, Victor Glover, Christina Koch, Jeremy Hansen, gli eroi che in questo momento stanno andando a fare un veloce giro della Luna chiusi in una scatola di tonno spaziale. Nessuno se li ricorderà, nessuna frase è stata preparata per loro come quando Neil Armstrong disse “un piccolo passo per l’uomo, un grande passo per l’umanità”.
Sono tre uomini e una donna, come i Fantastici Quattro, solo che questi ultimi tornarono dallo spazio dopo essere stati colpiti da raggi cosmici e diventarono supereroi, loro torneranno, dopo dieci giorni di campeggio di lusso, torneranno uguali, maleodoranti, sconosciuti e con la voglia di andare di corsa, a piedi, anche in un campeggio economico, che so, una tenda al Camping Marina di Roma che gli sembrerà di stare al Ritz, o come direbbe la NASA in un “Luxury Ground-Based Human Comfort Habitat”.
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