Molise

Quanto vale qui una vita? Migliaia di fiaccole illuminano Isernia per difendere il diritto alla salute (LA DIRETTA) | isNews

Cittadini arrivati da ogni angolo del Molise e anche da fuori regione hanno accolto l’invito del sindaco Castrataro. Una partecipazione straordinaria, segno di una comunità che non si volta dall’altra parte e chiede risposte


di Deborah Di Vincenzo e Pietro Ranieri

ISERNIA. Una fredda sera di gennaio illuminata dalla fiaccole. A Isernia stasera non si è svolta una semplice manifestazione. Quella partita da piazza Celestino V è stata una marcia breve nei passi, ma lunghissima nel significato. Una fiaccolata nata da una ferita aperta, da una domanda che pesa come un macigno su un intero territorio: quanto vale, qui, una vita?

Circa 7mila persone hanno risposto all’appello del sindaco Piero Castrataro, che dal 26 dicembre dorme in una tenda davanti all’ospedale Veneziale. Un gesto pacifico, essenziale, ma estremo e profondamente coraggioso, capace di scuotere le coscienze e di accendere una luce prima ancora di quelle delle fiaccole. Una luce che rompe il buio, ma soprattutto il silenzio.

Il corteo ha attraversato il centro storico  fino al Largo Cappuccini, davanti all’ospedale vecchio. Un percorso simbolico, carico di memoria e di futuro insieme. E non c’era solo Isernia a camminare: sindaci, amministratori, associazioni, comitati e cittadini arrivati da tutto il Molise e anche da fuori regione, soprattutto dai piccoli comuni delle aree interne, quelli che più di tutti pagano il prezzo della fragilità della sanità pubblica.

La protesta nasce da una realtà che cittadini e operatori sanitari denunciano da tempo: carenza di medici e infermieri, servizi del 118 in difficoltà, guardie mediche ridotte, reparti depotenziati. Su tutto, il timore concreto di perdere presìdi salvavita fondamentali, come l’emodinamica. Il messaggio che si alza dalla fiaccolata è netto: non è accettabile che l’accesso alle cure dipenda dal luogo in cui si vive.

In cammino famiglie intere, anziani, giovani, amministratori, sindaci con la  fascia tricolore. Ma nessuna bandiera di partito, un solo colore dominante: quello della responsabilità civile. Un segnale rafforzato dalla presenza del mondo sanitario, con l’adesione dell’Ordine dei Medici e dei sindacati degli infermieri. Chi lavora ogni giorno negli ospedali conosce meglio di chiunque altro le difficoltà strutturali di questo sistema, e la loro voce dà peso e credibilità alla protesta.

Le richieste sono precise: mantenimento dell’emodinamica e del punto nascita, rafforzamento degli organici, una riorganizzazione basata su criteri oggettivi, investimenti reali e una visione di lungo periodo. E soprattutto una scelta politica chiara: il pubblico deve tornare centrale, con il privato a supporto, non in sostituzione.

La luce di questa sera arriva anche da lontano. Ci sono gli isernini fuori sede, sparsi in tutta Italia e all’estero – da Roma a Milano, da Torino a Napoli, fino a Francia, Germania, Inghilterra e Stati Uniti – che hanno partecipato idealmente firmando petizioni e facendo sentire la propria voce. Il loro messaggio è inequivocabile: la sanità pubblica non è un costo da tagliare, ma un presidio di cittadinanza, coesione sociale e dignità. Indebolire l’ospedale di Isernia significherebbe aggravare le disuguaglianze e accelerare lo spopolamento di un territorio già fragile.

Quella di Isernia non è solo una battaglia per un ospedale. È una difesa del futuro, della possibilità di restare, di vivere, di curarsi senza dover percorrere decine e decine di chilometri. Non è un punto di arrivo, ma un passaggio. Un cammino che chiede ascolto, rispetto e assunzione di responsabilità.

Una luce forse piccola, ma ostinata, come quella che notte dopo notte resta accesa davanti al Veneziale. Una fiaccolata che lascia una domanda aperta, rivolta a tutti: quanto siamo davvero disposti, insieme, a difendere il diritto alla salute?

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