Marche

quante lotte intestine per essere candidati

Sono elezioni di secondo livello. Tradotto: a votare non sono i cittadini, ma i sindaci ed i consiglieri che già siedono nelle amministrazioni locali. Una chiamata alle urne senza il battage della campagna elettorale canonica e dunque meno roboante delle altre, ma che – avevate dubbi? – è riuscita a far incartare lo stesso i partiti. E fortuna che Pesaro resta fuori dalla conta (qui si voterà a settembre), altrimenti il rischio sarebbe stato di far saltare il banco. Le candidature devono essere presentate entro lunedì alle 12, quindi ora il quadro è più o meno delineato. Ma la strada è stata a dir poco tortuosa e, nel segreto delle urne, potrebbero esserci colpi di coda inaspettati.

 

 

Da Nord a Sud

Partiamo da Ancona, dove il duello è cristallizzato: l’uscente Daniele Carnevali, sindaco di Polverigi in quota centrosinistra, contro la fascia tricolore di Filottrano Luca Paolorossi tra le fila della Lega. Se nel primo caso è filato tutto liscio, nel secondo le frizioni nel centrodestra hanno generato scintille arrivate fin sul tavolo del governatore Acquaroli. Il nome dell’istrionico e irruento sarto delle star era tenuto in stallo da Forza Italia per un gioco di carambole con la Provincia di Fermo e l’infornata di nomine nelle partecipate che sta tenendo occupata la Regione proprio in questi giorni. In sintesi: gli azzurri volevano (e vogliono ancora, a dirla tutta) veder confermato al vertice dell’Amap (l’Agenzia Marche Agricoltura e Pesca) il sindaco di Servigliano Marco Rotoni, ma Fratelli d’Italia – e più nello specifico Acquaroli – vogliono piazzare in quella casella il vice Renato Frontini. Un braccio di ferro che Forza Italia ha traslato nella partita delle Provinciali: «Se non lo confermate alla presidenza dell’Amap, allora vogliamo Rotoni candidato del centrodestra nella Provincia di Fermo», la parafrasi di quanto detto nel tavolo di maggioranza dai vertici azzurri.

Pesi e contrappesi

Peccato, però, che la casella di Fermo sia già presa da Michele Ortenzi, uscente in quota centrodestra e con il vento in poppa. È stato così che il gioco di sponda è arrivato fino ad Ancona, in un tentativo di usare la provincia dorica come merce di scambio: FI ha sondato la sindaca di Falconara Stefania Signorini come potenziale candidata alla presidenza, ma la diretta interessata ha risposto picche. Paolorossi, poco avvezzo ai metodi ortodossi e felpati della politica, ha fatto il diavolo a quattro di fronte a questo stallo, ma che il suo nome fosse quello designato non è mai stato davvero in dubbio e ieri i coordinatori provinciali dei principali partiti di centrodestra (Ciccioli per FdI, Tombolini per FI e Campagnolo per la Lega) hanno ufficializzato il loro appoggio al sindaco di Filottrano. Tuttavia, Campagnolo e Tombolini sono ai ferri corti e la sintesi non ha del tutto sanato i malumori. Lega e Forza Italia sono come cane e gatto ormai e se stanno insieme è solo perché Acquaroli funge da collante nelle Marche. Governatore che nel caso della Provincia di Macerata è sceso in campo in prima persona: ha fortemente sostenuto (se non proprio imposto) il nome di Alessandro Gentilucci, fascia tricolore di Pieve Torina. «È uno degli innamoramenti del presidente», fanno spallucce i politici di centrodestra che hanno masticato amaro. Alcuni dei fratelli d’Italia maceratesi avevano infatti avanzato il nome di Andrea Staffolani, considerato più vicino al partito. Ma non c’è stato verso: se Acquaroli dà un’indicazione, va seguita. Punto.

Il rovescio della medaglia

Ma il centrodestra non si è solo azzuffato sul ring delle Provinciali. Anzi: ad Ascoli è riuscito addirittura nel miracolo di vedere il sindaco del capoluogo Fioravanti e il senatore e commissario alla ricostruzione Castelli dalla stessa parte. La versione politica di Tom e Jerry ha trovato la sintesi nella candidatura del sindaco di Venarotta Fabio Salvi, che si scontrerà con l’uscente Sergio Loggi, sindaco di Monteprandone. Nome, quest’ultimo, che ha invece creato una frattura nel centrosinistra: alle Regionali di settembre, Loggi ha fatto asse con l’eminenza grigia del Pd Luciano Agostini per far eleggere in Consiglio Enrico Piergallini e lasciare fuori dall’assise il segretario provinciale dem Francesco Ameli, sostenuto da Anna Casini e dal deputato Augusto Curti. Un’onta che la fazione sconfitta potrebbe lavare nel sangue delle Provinciali, facendo votare per Salvi nel segreto delle urne. Che sia diretta o di secondo livello, poco importa: un’elezione è un’elezione, e i partiti sono sempre pronti a trasformare ogni consultazione in una notte dei lunghi coltelli.




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