Cultura

Quando Jim Morrison tornò in vita grazie a Val Kilmer

Nel giorno in cui diamo l’addio a Val Kilmer, ricordiamo il suo vero e proprio miracolo in veste di attore, cantante e… Re Lucertola.

Ci sono ruoli che non si interpretano. Si incarnano. E Val Kilmer, con The Doors di Oliver Stone, ha fatto qualcosa di ancora più raro: ha prestato il corpo, la voce e forse anche l’anima a Jim Morrison, trascinando il fantasma del frontman dei Doors fuori dal mito per riportarlo, vivo e devastante, sullo schermo.

Kilmer non si è limitato a studiare il personaggio: si è fuso con lui. Ha imparato a memoria 50 canzoni del repertorio dei Doors, cantandone 15 con la propria voce nel film, senza playback e senza doppiaggio.

Ha lavorato con Paul A. Rothchild, storico produttore della band, per affinare ogni inflessione, ogni cadenza, ogni respiro. E quando Robby Krieger e John Densmore ascoltarono le registrazioni, non riuscivano a distinguere la sua voce da quella originale di Morrison.

Per girare le scene dei concerti – alcune delle quali hanno richiesto giorni interi e decine di ciak – Kilmer ha cantato dal vivo, ripetutamente, fino a rovinarsi le corde vocali.
Il risultato? Un’illusione talmente perfetta che gli stessi membri della band finirono per chiamarlo “Jim” sul set, senza nemmeno accorgersene.

Ma non era solo questione di somiglianza fisica o vocale. Kilmer ha assorbito il tormento, la furia, l’auto-distruzione lucida di Morrison. Ha vissuto isolato, ha cambiato drasticamente il proprio peso per seguire l’evoluzione fisica del cantante, ha camminato da solo per Los Angeles vestito come lui, ha abitato nel suo corpo fino a non riuscire più a uscirne.
Tanto che, finito il film, ha dovuto iniziare un percorso terapeutico per liberarsi di quell’identità ingombrante.

Il film di Stone è tutt’altro che perfetto. La narrazione è sbilanciata, i toni spesso eccessivi, la figura di Morrison viene inghiottita dal mito più che raccontata nella sua complessità. Ma in mezzo a tutto questo, la performance di Val Kilmer resta incandescente. Non è una semplice imitazione: è un’esecuzione artistica totale, al limite della possessione.

In un panorama in cui le biopic musicali spesso si limitano a imitare l’iconografia, Kilmer ha fatto l’impossibile: ha cantato come Morrison, sì, ma soprattutto ha sentito come lui. E quella voce – roca, mistica, sensuale, perduta – ancora oggi risuona come un’eco di qualcosa che abbiamo davvero ascoltato dal vivo, anche se non è mai successo.

Non era Jim Morrison. Era Val Kilmer. E per un attimo, erano la stessa persona.

Oggi non diamo l’adido solo a un grande attore, ma a una persona che ha saputo far entrare nelle sue vene l’anima musicale di un mito assoluto della musica rock americana ed è riuscito a riportarlo in vita.
RIP, Val Kilmer.




Source link

articoli Correlati

Back to top button
Translate »