Scienza e tecnologia

quando i mattoni diventano la tua nuova folle ossessione

Alle spalle di questo particolare progetto c’è il team italiano Poncle, che ha dato i natali al fenomeno mondiale Vampire Survivor. Abbiamo avuto modo di provare il gioco, disponibile per PC, Xbox e dispositivi mobile al prezzo budget di 4,99 euro, e finalmente siamo pronti a parlarne: è realizzato in collaborazione con lo studio Doonutsaur ed è tanto distante nel genere e nei ritmi, quanto simile ai suoi due predecessori. Da questi eredita non solo uno stile artistico in pixel art e un gameplay minimalista, ma anche la capacità di creare dipendenza, una partita alla volta.

Mattoni Felloni alla conquista del pianeta!

La premessa narrativa è tanto elementare quanto folle. La terra è in pericolo, minacciata da un gruppo di… capoccioni rettangolari alieni. Si tratta di veri e propri mattoni che, in quanto nemici del genere umano, vengono definiti “Felloni”. Mattoni Felloni quindi, alla conquista del pianeta e ai quali solo noi, i giocatori, possiamo porre un freno. Come? Individuandoli mentre si nascondono tra edifici e strade, scatenando su di loro il nostro arsenale e distruggendoli per rimandarli nello spazio. 

Ce ne sono di tutti i tipi e colori, caratterizzati da un’estetica buffa e grottesca, come se ci trovassimo in un qualsiasi B-movie sugli alieni. Senza mai proferir parola, senza linee di dialogo: non servono. I Mattoni Felloni sono assurdi maestri dell’espressività in pixel art, e osservare i loro faccioni reagire ai danni inferti o subiti è a dir poco esilarante. Anzi, diventa ben presto necessario se si vuole capire dove è meglio colpirli e cimentarsi in sfide sempre più difficili. Kill the Brickman propone infatti un avanzamento procedurale, in cui è necessario distruggere i mattoni con la più antica delle dinamiche videoludiche possibili: il lancio di palline rimbalzanti alla Pong, con risultati che possono variare a seconda del tipo e del colore colpito. Il primo sparo mostra la traiettoria del primo rimbalzo, poi è tutta geometria: ci vuole intuito, pianificazione e anche un pizzico di fortuna, soprattutto quando sono presenti ostacoli che si spostano, si teletrasportano o trasferiscono altrove i nostri attacchi. È come vedere in azione una strana fusione di Puzzle Bobble, Pong, Doom e The Binding of Isaac, in un mix tra roguelike, strategia e bullet-builder.

Un proiettile dietro l’altro: crea dipendenza

All’inizio sembrerà tutto facile, supererete indenni i primi livelli, vi sentirete fortissimi e sparerete a caso, un proiettile alla volta. Ma il bello viene dopo: Kill the Brickman diventa sempre più impegnativo e appagante, trascina in una spirale di folle divertimento e crea quasi dipendenza. Quindi no: non sottovalutate la complessità che il titolo di Poncle può raggiungere.

Parte piano, si fa studiare, vi lascia provare cose nuove nei primi livelli… finché non finite nello spazio, trovandovi di fronte a una crescente difficoltà. Ogni sparo conta, bisogna avere il giusto equipaggiamento e sfruttare bene i soldi, oltre a non farsi mancare i proiettili. Ogni livello è un’esperienza da studiare a sé, nonostante – a ben pensarci – Kill the Brickman funzioni sempre nello stesso modo. Senza annoiare mai. 

Avviato il gioco si entra nel menù, si sceglie uno tra i set di livelli proposti, da sbloccare rigorosamente uno alla volta completandoli in sequenza, e poi siamo immediatamente in partita. Abbiamo la nostra pistola d’ordinanza, cinque proiettili casuali di colore rosso, verde o blu e un caricatore da riempire; i colpi si ricaricano di tre a ogni turno e l’azione si svolge in ordine: prima agiamo noi, spariamo e osserviamo la danza delle palline colorate, poi se alcuni Felloni più agguerriti ci avevano tenuto d’occhio (facendocelo sapere con sguardi inequivocabili) è il loro turno di colpire.

All’inizio la maggior parte dei bersagli resta immobile, così come i tanti muri dove testare rimbalzi ed effetti speciali dei tantissimi ostacoli. Una volta sconfitto un certo numero di Brickman si passa al livello successivo del set, e si riceve un premio in denaro.

La ricompensa dipende da quanto siamo stati veloci e da altri fattori, tra cui le missioni: task che possiamo accettare tra uno stage e l’altro, con premi da riscattare in cambio di “malus” nella partita successiva o denaro. La valuta può essere investita poi nel negozio, in cui si possono acquistare potenziamenti vari e nuovi proiettili, divisi per colore a seconda del loro effetto: verde corrosivo, rosso esplosivo e blu moltiplicante. Infine, il team ha ideato vari caricatori diversi con differente numero massimo di cartucce, ma soprattutto abilità nascoste che si attivano quando ricarichiamo l’arma nel modo giusto. Se vi sembra complesso lo capiamo. Si inizia cercando l’equilibrio e poi bisogna sperimentare. Ma è talmente elementare e veloce che si impara in fretta e non ci si può annoiare: non ce n’è il tempo. Proprio a causa dell’estrema linearità delle meccaniche di gioco, a ogni nuovo set di stage le cose si fanno un po’ più movimentate, strane, geometricamente complesse e buffe, ma anche sempre più soddisfacenti.

Un solo fattore è costante: il divertimento che si prova quando inanelliamo una combo fortunata e i proiettili iniziano a schizzare a destra e sinistra rapidissimi, uccidendo più e più Mattoni e liberando mano mano lo schermo.


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