Quando Bari aveva la sua fabbrica di cioccolato, la mitica Sica
Le guance e le labbra sporche di cioccolato al latte, sfiorate dalle mani dei pasticcieri che lavoravano 12 ore al giorno, senza sosta. È solo uno dei profumati e golosi ricordi custoditi dal professore Luciano De Chirico, che da piccolo racconta quando andò a trovare suo padre Vincenzo, capo pasticciere nella sede principale dell’azienda dolciaria Sica (Società Italiana Cioccolato ed Affini), tra via Re David e via Postiglione a Bari, dove ora sorge il palazzo del Provveditorato agli Studi. Era la fabbrica di cioccolato per eccellenza nel capoluogo pugliese tra il 1920 e il 1970, considerata per tempo immemore la “Perugina del Sud Italia”. Vincenzo De Chirico, alla guida dal 1957 al 1965 del reparto di lavorazione dei prodotti dolciari freschi targati Sica, era tra i centinaia di artigiani impiegati in questa realtà che ha segnato l’infanzia dei baresi. Indimenticabili i gelati Sicilia, i boeri, il liquore al caffè Cordial, il panettone, il pandolce, uova di Pasqua e i cioccolatini chiamati “Le promesse”, precursori dei famosi baci Perugina. Un’industria leggendaria in grado, oltre 50 anni fa, di far concorrenza alla Ferrero (storica azienda piemontese che tra il 1957 e il 1959 provò ad aprire una sede in via Fanelli, non riuscendo, però, a reggere la competizione), e alla Motta, sfornando quotidianamente prodotti “made in Bari” da distribuire nelle sue tante pasticcerie diffuse nel centro del capoluogo pugliese, da corso Cavour a via Imbriani. La Sica chiuse i battenti negli anni 70, liquidando alcuni dipendenti con gli appartamenti derivanti dalla cessione dei suoli degli stabilimenti a San Pasquale. La Sica affrontò il cambio di diverse gestioni, ma fu piegata da una gravosa crisi finanziaria che sancì la fine di quest’avventura imprenditoriale. Eppure a distanza di decenni il ricordo delle sue delizie dall’acronimo stringato non è del tutto sbiadito nei baresi. La Sica svela una Bari d’arte e commercio del passato, ma ancora viva nelle mani delle attuali generazioni di maestri pasticcieri.




