Quale materia manca davvero nella scuola? Genitori e docenti chiedono più musica, arte e lingue, altri invocano educazione e rispetto. Ma molti avvertono: non servono nuove materie, basta insegnare bene quelle esistenti
Non serve attendere i decreti ministeriali per aprire un dibattito acceso: a volte basta un post su Facebook per scatenare la discussione. La domanda rivolta ai lettori – “Qual è la materia che manca nella scuola italiana?” – ha generato decine di riflessioni che mettono in luce aspettative, nostalgia di vecchi programmi e desiderio di nuove competenze.
Tra le proposte emergono discipline artistiche e umanistiche come musica, storia dell’arte e teatro, spesso percepite come marginali ma considerate fondamentali per formare cittadini consapevoli del patrimonio culturale nazionale. “L’Italia possiede il più importante patrimonio artistico del mondo eppure i ragazzi escono dalla scuola senza averlo mai studiato davvero”, scrive un docente, sintetizzando un pensiero condiviso da molti.
Tecnologie, lingue ed educazione ai valori
Accanto alle materie legate alla cultura umanistica, numerosi commenti chiamano in causa l’innovazione. Si invoca uno spazio più ampio per informatica, pensata come competenza trasversale e non confinata a progetti occasionali, e per l’economia e diritto, strumenti essenziali per interpretare una società complessa e globalizzata. Altri suggeriscono di potenziare lo studio delle lingue straniere, rendendo obbligatoria una seconda lingua in tutti gli indirizzi della scuola secondaria. Non mancano richiami più radicali: introdurre una materia semplicemente chiamata “Educazione”, per trasmettere regole di comportamento, rispetto reciproco e competenze di convivenza civile. Alcuni sottolineano anche aspetti pratici, come lezioni di galateo, dal comportamento a mensa al modo corretto di partecipare alla vita comunitaria.
Tra nostalgia e concretezza
Non tutti, però, immaginano un’aggiunta al già corposo curriculum scolastico. Molti utenti lamentano piuttosto una dispersione interna al sistema, dove numerose materie vengono trattate in modo superficiale, sacrificate in favore di progetti o attività interdisciplinari. In questa prospettiva, il nodo non sarebbe “cosa manca”, ma “come insegnare meglio ciò che già c’è”: dall’italiano alla matematica, fino al latino nei licei, da riproporre in tutti i cinque anni per restituire profondità e coerenza ai percorsi formativi. A emergere, infine, è una visione dialettica tra innovazione e tradizione: da una parte la spinta verso nuove competenze digitali e civiche, dall’altra la richiesta di consolidare la base culturale classica, evitando di moltiplicare le discipline senza garantirne una reale qualità.
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