Puntare sul vivaio? C’è chi lo fa: al Monza i giovani si allenano con lo staff della prima squadra – Calcio

Si ricomincia. Dopo l’ennesimo fallimento della Nazionale, riparte il dibattito teorico su come rilanciare il calcio italiano attraverso i giovani e la valorizzazione dei vivai. Tante parole, pochi fatti finora. Aspettando che il sistema trovi finalmente delle soluzioni concrete, c’è qualcuno in Serie B che ci sta provando davvero.
È il Monza, che mentre vede la Prima Squadra impegnata nella fase decisiva per risalire subito in Serie A, senza passare per i play-off, non perde di vista gli orizzonti più lontani. Il club ha avviato un programma dedicato al settore giovanile, basato su una filosofia studiata tra le scrivanie dei dirigenti e dello staff tecnico e poi applicata sul campo.
Venerdì scorso alcuni dei ragazzi considerati più pronti fra quelli che compongono le squadre Under 16 e 17 del Monza, più giovani quindi dei loro colleghi della Primavera, hanno lavorato con l’allenatore della Prima Squadra Paolo Bianco e con il suo staff. Si è trattato della prima di una serie di sessioni specifiche che consentiranno ai giovani di migliorare alcuni aspetti tecnici e tattici e al tempo stesso permetteranno a Bianco e ai suoi collaboratori di valutare da vicino i ragazzi più promettenti fra quelli che frequentano quotidianamente il centro sportivo di Monzello.
Non parliamo quindi di giovani aggregati sporadicamente alla prima squadra, per coprire magari qualche assenza in allenamento, come avviene un po’ ovunque, ma di un programma vero e proprio dedicato al settore giovanile, che consente ai ragazzi di allenarsi con uno staff di livello Uefa Pro e beneficiare quindi di un’assistenza tecnica qualificata, con sedute dedicate in particolare al miglioramento individuale. Un allenamento specifico che va però oltre il concetto dell’insegnamento della tecnica pura intesa come capacità di toccare il pallone in un certo modo. Nell’idea del Monza l’obiettivo è di lavorare sui giovani per migliorare i loro punti di forza e le doti naturali di ciascun ragazzo, rafforzandone allo stesso tempo le carenze, attraverso un cammino fondato sul perfezionamento tecnico individuale. E iniziare a farlo costantemente a 16 anni invece che a 18-19 può fare la differenza.
Parlando di due ragazzi più grandi di quelli che hanno iniziato ad allenarsi venerdì con Bianco, il nuovo approccio del club ha già portato risultati concreti alla Prima Squadra. Il lavoro individuale fatto nei mesi sull’esterno classe 2006 Adam Bakoune, acquistato la scorsa estate dal Milan, lo ha portato da essere un semplice Primavera “aggregato” a giocare in tutte le ultime nove partite del Monza in Serie B, di cui tre da titolare, e a ritrovare la maglia della nazionale italiana Under 20. Percorso simile a quello fatto dal centrocampista Leonardo Colombo, classe 2005, sempre più protagonista negli ultimi mesi, convocato di nuovo anche lui dalla Nazionale Under 20 e al centro dei programmi futuri del club brianzolo, con un contratto appena rinnovato fino al 2029.
Attenzione ai giovani e non solo. Il Monza è anche il club che sta dedicando una particolare attenzione al sociale, avvicinando i ragazzi del “Monza Special” a quelli del vivaio. Ieri i giovani delle squadre Under 11 e 12 si sono allenati insieme a loro tra partitelle, calci di rigore e sorrisi.
Più in generale il Monza si sta proponendo come una società che cerca di portare innovazione nel calcio italiano, sulla spinta della proprietà americana del fondo di Beckett Layne Ventures che lo scorso settembre ha rilevato il club dalla famiglia Berlusconi e ha affidato le chiavi del progetto tecnico a tre dirigenti che conoscono bene il contesto italiano: il Ceo Mauro Baldissoni, ex vicepresidente della Roma, accompagnato in questo percorso da altri due ex romanisti, il direttore sportivo Nicolas Burdisso e il direttore tecnico Francesco Vallone, che proprio insieme a Baldissoni lavorò a Trigoria per impostare un nuovo metodo di selezione e formazione dei calciatori basato su dati oggettivi e analisi delle performance. Lo stesso modello applicato ora al Monza, nella città del Gran Premio di Formula 1 che per gli americani di BLV, specializzati nella valorizzazione dei brand, rappresenta un’occasione unica di visibilità ed espansione del club. Un metodo di lavoro che i dirigenti della società brianzola hanno ribattezzato proprio “Monza Drive”, con un chiaro rimando alla Formula 1 e al desiderio di andare veloci ma restando comunque sempre in controllo.
Per ora si punta a tornare in Serie A, ma il Monza ha l’ambizione di costruire una sua identità per consolidarsi nel tempo nel calcio italiano. Puntando forte sull’introduzione metodi di lavoro innovativi ed efficaci applicati a tutte le squadre del settore giovanile.
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