Psicologo di base, in Alto Adige serve un cenno della politica
Il tema dello psicologo di base torna al centro del dibattito anche in Alto Adige, dove da tempo si discute della possibilità di integrare stabilmente questa figura all’interno dell’assistenza sanitaria territoriale. L’obiettivo è quello di garantire un accesso più rapido e diretto al supporto psicologico, riducendo la pressione sui servizi specialistici e intercettando precocemente le situazioni di disagio. A livello tecnico, un modello esiste già: è stato elaborato congiuntamente dall’Ordine degli Psicologi della Provincia di Bolzano e da un tavolo tecnico della sanità. Le condizioni per la sua attuazione non sono tanto strutturali, quanto politiche e organizzative: serve una decisione formale che consenta di tradurre questo impianto in un servizio concreto. Per capire a che punto siamo e quali potrebbero essere i prossimi passi, ne abbiamo parlato con la dottoressa Eleonora Acuti, consigliera dell’Ordine degli Psicologi della Provincia di Bolzano e coordinatrice della Consulta dello Psicologo di Base.

Dal punto di vista operativo, cosa servirebbe oggi per introdurre davvero la figura dello psicologo di base in Alto Adige?
Dal punto di vista operativo, gli elementi necessari sarebbero già in gran parte definiti. Esiste infatti un concetto strutturato che prevede l’integrazione della psicologia di base all’interno dell’assistenza sanitaria pubblica territoriale. Il passaggio fondamentale è una decisione formale che ne consenta l’attuazione. Il modello non prevede la creazione di una nuova struttura separata, ma il rafforzamento e la messa a sistema di quanto già esiste. Gli psicologi di base sarebbero collocati nei distretti e nei centri sanitari, in stretto raccordo con i servizi psicologici, i medici di medicina generale, i pediatri e i servizi sociali. L’obiettivo è garantire un accesso diretto e a bassa soglia, con funzioni di prima valutazione, intervento breve, orientamento e invio ai servizi specialistici quando necessario. Dal punto di vista organizzativo, qualora non fosse possibile reperire immediatamente il numero necessario di psicologi, il concetto elaborato dall’Ordine e dal tavolo tecnico propone la possibilità di coinvolgere psicologi liberi professionisti, al fine di garantire la continuità del servizio e una copertura territoriale effettiva già dalla fase iniziale.
Quanti psicologi sarebbero necessari per coprire in modo efficace il territorio altoatesino? Esiste una stima realistica basata sulla popolazione o su modelli già attivi altrove?
Il documento propone una stima basata sia sull’organizzazione territoriale locale sia sull’analisi dei modelli già attivi in altre regioni italiane. L’ipotesi è di circa due psicologi per distretto sanitario. Considerando la struttura dei distretti in provincia di Bolzano, questo porta a un fabbisogno complessivo di circa 48 equivalenti a tempo pieno. Tuttavia, una parte delle risorse è già presente nei servizi psicologici e nella psicologia scolastica. Tenendo conto di queste componenti, il fabbisogno aggiuntivo stimato è di circa 30 nuove posizioni. Il modello prevede inoltre una distribuzione proporzionata alla popolazione e una implementazione graduale, proprio per garantire sostenibilità e realismo.
Quale sarebbe, secondo lei, il costo complessivo di un servizio di questo tipo? E come potrebbe essere sostenuto: fondi pubblici, integrazione con il sistema sanitario o modelli misti?
Al momento non esiste una quantificazione puntuale dei costi, ma il documento evidenzia come il principale investimento riguardi il personale, mentre le strutture sono in larga parte già disponibili. La psicologia di base è concepita come intervento precoce e a breve termine, con pacchetti limitati di prestazioni, e questo consente di contenere i costi e di aumentare l’efficienza. La sostenibilità si colloca quindi all’interno del sistema sanitario pubblico, con una logica di investimento che, nel medio-lungo periodo, può contribuire a ridurre i costi legati alla cronicizzazione dei disturbi e all’utilizzo improprio dei servizi sanitari.
In che modo lo psicologo di base dovrebbe interfacciarsi con i servizi già esistenti (psichiatria, consultori, servizi sociali)? C’è il rischio di sovrapposizioni o, al contrario, un’opportunità di alleggerire il sistema?
Il modello è pensato come pienamente integrato con i servizi già esistenti. La psicologia di base rappresenta un primo livello di accesso, con funzione di accoglienza, valutazione e orientamento. Non si sovrappone ai servizi specialistici, ma li supporta, intercettando precocemente il disagio e indirizzando in modo appropriato i casi che necessitano di un livello di cura più elevato. In questo senso rappresenta un’opportunità concreta per alleggerire la pressione sui servizi specialistici, migliorare l’appropriatezza degli invii e ridurre i tempi di accesso. Inoltre, consente di ricondurre a una cornice unitaria diverse iniziative già previste, come i centri di consulenza pubblici e i percorsi assistenziali, che presentano ambiti di intervento in parte sovrapponibili.
Se dovesse immaginare un percorso realistico, in quanto tempo si potrebbe arrivare a una sperimentazione concreta in Alto Adige? E da dove partirebbe: un progetto pilota, alcune aree specifiche o un’introduzione su scala provinciale?
Il documento prevede un percorso di implementazione graduale. Non si immagina un’introduzione immediata su tutto il territorio, ma una progressiva attivazione delle risorse in più fasi. È prevista una prima assegnazione di una quota dei posti dopo l’approvazione del modello, seguita da ulteriori ampliamenti a distanza di alcuni anni, fino a raggiungere la copertura completa. In questo senso, una fase iniziale di attuazione potrebbe anche assumere la forma di una sperimentazione territoriale, utile a definire meglio gli aspetti organizzativi e a monitorarne l’impatto, per poi estendere progressivamente il modello a tutta la provincia. In sintesi, il lavoro tecnico è già stato fatto e mette sul tavolo un modello coerente e integrato. Il nodo resta ora quello della decisione politica: senza un via libera formale, lo psicologo di base rischia di rimanere ancora una proposta, anziché diventare un servizio concreto per il territorio.
✍️ Alan Conti




