Salute

Psicologi di base, massima attenzione ai giovani e fondi per ambulatori e personale: parte la mini-rivoluzione per la salute mentale

Prevenzione e massima attenzione ai giovani, martoriati dal mix tra disagio e vecchie e nuove dipendenze, inclusi smartphone e gioco on line. Formazione mirata nelle università e ricerca tutta da potenziare. Personale da arruolare a pieno regime, a cominciare dai medici di famiglia depositari preziosi della storia degli assistiti, fino a new entry come lo psicologo di assistenza primaria. Cure integrate e spalmate su tutti i livelli sociosanitari incluse le aree grigie delle carceri e delle Rems, le residenze per autori di reato psichiatrici. L’Italia riaccende i riflettori sulla salute mentale con il nuovo Piano 2025-2030 varato in Conferenza Unificata dopo mesi di stallo imposto dalle Regioni, decise ad affermare la propria autonomia sull’organizzazione delle cure.

Le risorse in manovra

E a chiedere fondi, che in un panorama asfittico cominciano ad arrivare: la nuova legge di bilancio destina all’attuazione del Piano – a valere sull’incremento del fondo sanitario nazionale – 255 milioni nel triennio 2026-2028 e 30 mln l’anno a partire dal 2029. Con un’attenzione alla prevenzione del disagio, cui andrà il 30% dei fondi, e al personale oggi gravemente carente e che quindi “incassa” per assunzioni a tempo indeterminato 30 milioni l’anno. Risorse che consentiranno di «segnare concretamente un cambio di passo» e di rimettere «la salute mentale al centro dell’agenda politica», ha promesso il ministro della Salute Orazio Schillaci dopo il via libera al Piano che arriva a ben 13 anni dal precedente.
«Un documento – commenta Guido Di Sciascio, presidente della Società italiana di Psichiatria – che offre una visione unitaria e moderna dell’assistenza e che può contribuire a colmare ritardi storici, a condizione che l’attuazione sia coerente e omogenea su tutto il territorio nazionale».

Lo stato dell’arte

Quel che è certo è che il quadro dell’emergenza nel Paese richiede interventi massicci: fino a oggi alla psichiatria è stato assegnato appena il 3% delle risorse complessive per la sanità pubblica pari a poco più di 3,5 miliardi, mentre secondo gli addetti ai lavori servirebbero almeno 2 miliardi in più solo per i pazienti adulti e un +30% di personale pari a circa 7.500 operatori. Intanto la domanda di cure cresce: secondo l’ultimo rapporto sulla salute mentale, gli utenti di servizi specialistici tra 2022 e 2023 sono aumentati del 10% superando gli 854mila, con la più alta concentrazione nella fascia 45-64 anni mentre dei 9,6 milioni di prestazioni rogate dai servizi territoriali appena l’8,4% sono a domicilio.

Lo psicologo di base

Eppure proprio sull’assistenza di base si gioca una delle prime scommesse del Piano che in meno di cento pagine punta a rilanciare cure e assistenza: è lì che va realizzata l’integrazione degli interventi affidati a team multiprofessionali. Tra le novità, il debutto dello psicologo di assistenza primaria, collocato nelle case di comunità e cioè gli ambulatori polispecialistici previsti in attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza dove i cittadini dovrebbero trovare risposte a problemi sia clinici che sociosanitari. Nelle case di comunità, ma anche nei distretti e nei consultori, il nuovo Piano salute mentale dispone che lo psicologo intervenga per “intercettare precocemente le situazioni di disagio che, se non adeguatamente gestite, possono evolvere in sintomi psichici o in stati cronici”.

«Una scelta attesa e necessaria – afferma la presidente degli psicologi (Cnop) Maria Antonietta Gulino – che riconosce il valore della psicologia nella prevenzione e nella presa in carico precoce del disagio. L’inserimento stabile della psicologia nell’assistenza primaria è un passaggio di civiltà, perché avvicina i cittadini ai servizi e rafforza l’integrazione tra i professionisti della salute».


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