Proteste nel cinema italiano: così la ripartizione dei fondi premia il solito ‘circoletto’
Nei giorni scorsi, la comunità del cinema e della tv italiana ha assistito a due “celebrazioni”: martedì 31 marzo l’Amministratrice delegata di Cinecittà spa Manuela Cacciamani ha promosso un incontro nel quale ha sostenuto che il bilancio 2025 della società è assolutamente positivo e che gli “studios” scoppiano di lavoro; l’indomani 1° aprile, sempre a via Tuscolana, il gotha del cinema italico ha annunciato le candidature del più importante premio nazionale, il David di Donatello (71esima edizione), e la Sottosegretaria leghista Lucia Borgonzoni ha risposto al comunicato di protesta diramato il giorno prima dal coordinamento delle associazioni degli autori e delle autrici (ha raccolto oltre 200 firme, da Sorrentino a Moretti passando per Avati), che lamentano la cattiva ripartizione dei 606 milioni di euro del Fondo Cinema e Audiovisivo tra i vari settori di intervento, denunciando in particolare come la dotazione per il tax credit per le imprese che vengono a girare in Italia sia passato dai 42 milioni di euro del 2025 ai 100 milioni del 2026…
La più pugnace associazione di lavoratori del settore #Siamoaititolidicoda (Satdc, vicina all’Usb) ha diramato un comunicato nel quale accusa gli autori (ovvero 100autori, Anac, Wgi, Acmf, Aidac, Air3) di tardività e di “ipocrisia”, anzitutto perché il “piano di riparto” del Fondo è stato reso di pubblico dominio dall’IsICult – Istituto italiano per l’Industria Culturale, che presiedo – oltre un mese fa (il 26 febbraio). E peraltro è stato già approvato (il 25 febbraio) anche dal massimo organo di consulenza del Ministero della Cultura, qual è il Consiglio Superiore del Cinema e Audiovisivo, con solo un voto contrario sul totale dei 12 consiglieri (l’avvocato Michele Lo Foco).
La Sottosegretaria Borgonzoni ha risposto in modo duro ai protestatari, sostenendo che hanno denunciato “numeri” strumentalizzati e annunciando non meglio identificate integrazioni del fondo (sceso dai 696 milioni del 2025 ai 606 del 2026): “Mi spiace leggere delle cifre che non sono le cifre reali. Sono stati presi dei numeri senza contestualizzarli, senza dire che si è deciso di spostare sul tax credit molti fondi che prima erano nei contributi selettivi. Si parla dei fondi americani mettendoli in contrapposizione a quelli italiani, senza dire che dei 606 milioni, 100 vanno agli americani e tutto il resto va agli italiani. Stiamo lavorando per abbassare il costo molto alto che i contribuenti stanno dando a cachet elevatissimi di registi, alcuni sceneggiatori e alcuni attori…”. Evidente la stoccata ai privilegi degli autori e attori più ricchi, che hanno effettivamente beneficiato – anche se in misura certamente ben minore rispetto ai produttori – della “manna” del credito d’imposta fuori controllo.
Ancora più acida una precisazione della senatrice leghista: “Mi dispiace che al tavolo (si riferisce ad un incontro al Collegio Romano del 19 marzo con i rappresentanti delle principali associazioni del settore, nda) diciamo delle cose e poi fuori ne escono delle altre…”. Qual è la verità?
Che il sistema cinematografico e audiovisivo italiano continua ad essere “gestito” male, perché né il Ministro né la Sottosegretaria né il Direttore Generale Giorgio Carlo Brugnoni dispongono della indispensabile “cassetta degli attrezzi”. Non esiste una adeguata “valutazione di impatto” dell’intervento dello Stato.
Altro esempio di governo nasometrico del sistema? Martedì scorso 31 marzo, il Dg Brugnoni ha pubblicato il decreto direttoriale a sua firma con il quale il Ministero assegna 10,5 milioni di euro alle iniziative per la promozione del cinema e dell’audiovisivo. E che dire della ripartizione di questo piccolo fondo, che vede alcuni soggetti confermati nei loro privilegi?
Basti citare l’associazione Agnus Dei della potente Tiziana Rocca – moglie del regista Giulio Base – che veleggia sul mezzo milione di euro di sovvenzioni (120mila euro per “Filming Italy Los Angeles” + 100mila per “Filming Italy Sardegna 2025” + 100mila per “Producer Italian Award 2025” + 80mila euro per “Filming Italy Venice Award 2025” + 80mila per “Il Cinema Incontra l’Arte”), oppure le iniziative del non meno potente Pascal Vicedomini con un’altra mezza milionata (200mila euro per “Capri Film Festival” dell’Istituto Capri nel Mondo + 190mila per il “Global Film Festival” di Ischia + 95mila euro per “Los Angeles, Italia Film Festival”), così come il festival del ben influente ex Presidente dell’Anica Francesco Rutelli e possibile neo Presidente del “David” (280mila euro per il suo “Videocittà Festival della visione e della cultura digitale”), e – ancora – la ex Presidente di Cinecittà Chiara Sbarigia, con la sua Apa Associazione Produttori Audiovisivi (200mila euro per il “Mia Mercato Internazionale Audiovisivo + 50mila per l’“Audiovisual Producer Summit” + 10mila per il “Rapporto sulla produzione audiovisiva nazionale”)…
Qualcuno lo definisce ironicamente “il circoletto”, formato da operatori comunque vicini ai “principi” di turno (Alessandro Giuli, Lucia Borgonzoni, Arianna Meloni…). Si tratta di contributi assegnati da una commissione di 12 esperti (coordinati da Raffaella Salamina, già direttrice del magazine online Il Giornale Off, costola del quotidiano Il Giornale), nominati dal Ministro sulla base del suo “intuitu personae”.
Si noti che i risultati del bando per l’anno 2025 sono stati pubblicati a fine marzo del 2026, paradossalmente a distanza di tre mesi dalla conclusione delle iniziative! Dinamica sintomatica della lentezza con cui continua ad operare la burocrazia ministeriale. Nel passaggio di consegne dell’estate 2025 tra il dimissionario Direttore Generale Nicola Borrelli (sacrificato dal governo sull’altare della presunta “pulizia” da mettere in atto dopo gli scandali del tax credit) e il successore Giorgio Carlo Brugnoni, non sembra si sia registrato alcun miglioramento.
Tutto il sistema è rallentato – in alcuni casi paralizzato – da procedure burocratiche esasperanti, oltre che dai tagli al finanziamento pubblico. Molti sperano che l’iter della nuova legge, in gestazione in Commissione VII della Camera (presieduta da Federico Mollicone, Responsabile Cultura e Innovazione di Fratelli d’Italia), possa consentire di superare la preoccupante stagnazione in cui versa il settore.
Nel mentre, però, il settore boccheggia, e il movimento #Siamoaititolidicoda propone di boicottare la cerimonia della premiazione del David del 6 maggio (in scena a Cinecittà e in diretta su Rai1), per denunciare platealmente lo stato di crisi del settore.
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