Pronto soccorso, Uil Fpl avverte: “Nessun tavolo in Regione, la protesta potrebbe inasprirsi”
Genova. Sicurezza nei pronto soccorso genovesi oggi al centro della seconda commissione consiliare Sanità in Regione Liguria. Tra i partecipanti anche i sindacati di categoria.
“Per quanto concerne la sicurezza nei pronto soccorso della Liguria, vogliamo sottolineare una volta di più che ogni operatore prende in carico giornalmente 25/30 pazienti a testa nel marasma generale con accessi giornalieri che superano quota 140 – sottolineano Uil Liguria e Uil Fpl Liguria -. Aggressioni, violenze, minacce di ogni genere ricadono sugli operatori sanitari pressati dagli accessi e dal lavoro a scapito del loro benessere psicofisico e del servizio che viene reso a un’utenza sempre più fragile”.
“Infatti, lo stato di agitazione nei pronto soccorso genovesi prosegue, ad esclusione del Gaslini, ma la protesta potrebbe inasprirsi perché da quando si è insediata questa giunta regionale non è stato aperto un tavolo atto a ragionare seriamente sui problemi di questa sanità sempre in emergenza – avvertono i rappresentanti dei lavoratori -. Vedersi davanti al prefetto non è pianificare un lavoro ma sperare che si raffreddino gli animi“.
“I problemi della nostra sanità sono sotto gli occhi di tutti: carenza di organico, assenza di integrazione ospedale-territorio, con la mancata presa in carico delle cronicità, e concorsi mal pensati, determinano un maggiore afflusso con più del 50% degli accessi in forma diretta in pronto soccorso a testimonianza di una mancata medicina territoriale ridotta a brandelli. Il pronto soccorso dovrebbe occuparsi dell’acuto ma dentro alle strutture si riversa tutto il disagio del territorio con le conseguenze che in questi mesi abbiamo ben descritto”, concludono.
“Dopo svariati sopralluoghi nei pronto soccorso cittadini, ho potuto appurare come non vengano rispettati i requisiti previsti dal decreto legislativo 81/08. In estrema sintesi: nelle medicine d’urgenza, purtroppo, la sicurezza fa acqua al punto che per avere contezza dei controlli effettuati dopo le nostre segnalazioni, ora bisogna rivolgersi alla Procura. Tradotto: c’è un’indagine in corso – ricorda Stefano Giordano, consigliere del M5s -. Da qui la necessità urgente di convocare un tavolo competente per audire sindacati, primari e direttori sanitari. Al netto delle accuse che mi sono state rivolte perché ho osato produrre prove fotografiche delle criticità rilevate nei pronto soccorso, è emersa una curiosa contrapposizione tra i decisori politici e chi presta le cure nelle corsie: mentre per i direttori sanitari, espressione della politica, va tutto bene, per i lavoratori le condizioni in cui versano i pronto soccorso sono invece molto critiche”.
“Noi crediamo agli operatori, anche perché quanto riportato lo abbiamo toccato con mano sia in termini di sicurezza, sia di servizio prestato con condizioni al limite del gravoso avendo ciascun infermiere fino a 25 pazienti in carico. A questo punto, cari direttori sanitari, il nostro invito è quello di parlare con i famigliari dei malati spesso parcheggiati per giorni nelle medicine d’urgenza in attesa di ricevere le cure del caso. Fate loro una semplice domanda: va tutto bene? Dopodiché, riportate la situazione reale all’assessore competente e al presidente di Regione – conclude Giordano -. A fine lavori, i sindacati hanno chiesto di calendarizzare urgentemente un tavolo politico che possa affrontare le criticità nella medicina d’urgenza: sosteniamo convintamente la loro richiesta”.