Prolungata la detenzione dei due italiani della Flotilla in Libia
È stata prolungata la detenzione dei due italiani alla Flotilla di terra trattenuti in Libia da una decina di giorni: Domenico Centrone, di Molfetta (Bari) e Dina Alberizia, di origini foggiane e residente in Piemonte, sono apparsi oggi davanti al procuratore libico che ha disposto la continuazione della custodia cautelare fino alla prossima udienza. Il console generale a Bengasi ha presentato una nuova richiesta formale di visita consolare ai due italiani, ha fatto sapere il ministero degli Esteri aggiungendo che la Farnesina, l’Ambasciata d’Italia a Tripoli e il Consolato Generale a Bengasi continuano a seguire la vicenda in raccordo con le autorità locali per consentire il rientro in Italia dei connazionali il prima possibile.
Forte preoccupazione è stata espressa dai familiari dei due attivisti e dalla stessa Flotilla: «è una cosa assurda fermare cittadini che si sono offerti di portare aiuti umanitari», ha detto all’ANSA Giuseppe Alberizia, il fratello di Dina. «C’è ansia e preoccupazione – ha continuato il fratello – È ovvio che la cosa sta diventando assurda, vergognosa». Maria Elena Delia, portavoce italiana della Flotilla, fa notare che «non vengono rispettate le regolari procedure che in caso di detenzione o di fermo di polizia dovrebbero essere rispettate», poiché non ci sono «evidenze formali» né delle accuse a loro carico né dei tempi per un’eventuale espulsione. Una situazione dunque “critica». «E il fatto che siano stati riaccompagnati in carcere – aggiunge Delia – senza un’idea sui tempi ci preoccupa».
Proprio ieri sera a Bari, cittadini e associazioni si erano ritrovati in piazza per chiedere l’immediato rilascio e il rientro in sicurezza dei dieci attivisti del convoglio umanitario di terra della Global Sumud Flotilla diretto a Gaza e che sia garantita loro l’incolumità e messe in campo tutte le iniziative necessarie per consentire il loro rapido rientro.
Il convoglio di terra era partito il 15 maggio, Giorno della Nakba, con a bordo 7 ambulanze, 20 case mobili, 10 camion di aiuti umanitari diretti a Gaza e oltre 200 partecipanti da più di 25 paesi. Dopo il violento sgombero avvenuto a fine maggio del convoglio accampato da giorni nei pressi di Sirte, i circa duecento attivisti di varie nazionalità avevano deciso di ritornare a casa. Tra loro c’erano sette italiani che sono arrivati nei giorni scorsi a Fiumicino. Altri 10 attivisti, tra cui i due connazionali Domenico Centrone e Dina Alberizia, facenti parte della stessa spedizione, sono stati fermati circa dieci giorni fa nella Libia orientale. Sono accusati di “ingresso illegale» per essere entrati nella regione senza autorizzazione. Il ministero degli Esteri di Bengasi ha fatto sapere di aver agito «nel rispetto della legge e dei diritti umanitari» assicurando che «stanno ricevendo l’assistenza medica e umanitaria necessaria».
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