Proiezione a Cosenza de “Il Vangelo di Giuda”: il film «è tornato a casa»
Proiezione a Cosenza de “Il Vangelo di Giuda”, il film diretto da Giulio Base che torna in Calabria per raccontare la pellicola girata in questa regione
«Questa è la vera prima perché stasera il film è tornato a casa». A ribadirlo, Giulio Base alla platea del Cinema Citrigno di Cosenza dove venerdì sera è avvenuta la proiezione del suo “Il Vangelo di Giuda”. Come unico set per il film, infatti, è stata scelta la Calabria con un ampio cast di attori e una troupe di maestranze locali che hanno generato un ecosistema – anche economico – intorno alla produzione realizzata con il sostegno della Calabria Film Commission (un approfondimento nell’altro articolo di questa pagina).
Il film offre una dimensione molto umana, avvicinando all’esperienza materica e corporea tutti i protagonisti della storia evangelica e presentando la chiesa comunitaria ed egalitaria delle origini con la presenza delle donne e persino dell’amore libero. Soprattutto l’opera affida allo spettatore una chiave nuova per l’interpretazione della figura di Giuda, mai assolto, ma protagonista sui cui si apre una stratificazione di interrogativi. Lo ascoltiamo mentre racconta l’abbandono e la violenza subita fin dalla tenera età e poi «il primo sguardo d’amore» ricevuto da Cristo e «la prima famiglia» trovata tra i suoi apostoli. Base ne immagina Maddalena come la sorella e ne elabora esitazioni, dubbi e margini oscuri in una visione poco ortodossa che lo pone in contrapposizione con la scelta rappresentativa di Pasolini.
“NON SI PUO’ PRESCINDERE DA PASOLINI”
«Non si può prescindere da Pasolini quando si fa un film evangelico, – ha spiegato Base – lui ha fatto una scelta di super ortodossia con uno dei più bei film su Gesù e i Vangeli; io ho fatto una scelta diversa di rappresentare il punto di vista del traditore, di quello che viene considerato l’infedele, domandandomi dove fosse la vera soglia tra predestinazione e libero arbitrio. Questa è stata la volontà che mi ha spinto a raccontare questa storia senza cercare tesi predefinite. Non voglio che Giuda diventi un santo né tantomeno continuerei a chiamarlo solamente colpevole, c’è la possibilità di domandarsi se lui davvero è stato strumento perché la Passione e la Resurrezione accadessero, se davvero è stato solo colpevole o c’è modo di comprendere il suo gesto in quanto ordinato da Gesù.
Semmai la colpa ove ce ne sia una grave di Giuda, per la quale la chiesa cattolica lo condanna, non è il tradimento ma l’essersi tolto la possibilità di pentimento e perdono» e aggiunge il regista che se Giuda avesse visto la Resurrezione e «fosse andato umile da Gesù dicendo “ho fatto una stupidaggine, mi perdoni?”, probabilmente Gesù gli avrebbe fatto una carezza e l’avrebbe perdonato».
IL FINE: PERDONARE GIUDA, MA NON SOLO
Chiedendo a Base se il suo fine fosse quello di farci perdonare Giuda, risponde: «Sì, ma non solo questo, ho cercato di non tendere a un mondo polarizzato e manicheo in cui i cattivi sono sempre gli altri e noi siamo sempre i buoni».
Il cinema degli ultimi decenni ci ha reso abili a comprendere le ragioni dei cattivi, maturando la sensibilità adatta ad accogliere una proposta come quella de “Il Vangelo di Giuda” ma spiega Base: «Quando ho preparato il progetto ho dovuto scalare sette montagne, non solo perché il film sta “dalla parte del torto”, ma perché il protagonista non si vede mai e non ci sono dialoghi ma solo la voce narrante. È stato difficile convincere tutti di queste idee, ma la soddisfazione oggi è che gli stessi che avevano dubbi sono stati conquistati dal film e lo ritengono unico e singolare».
IL DIBATTITO
La serata, condotta da Barbara Marchio si è arricchita di particolari: dalle voci delle comparse che raccontano l’esperienza, a chi si rammarica di non aver partecipato a questa pellicola dopo aver preso parte al Vangelo di Pasolini. Il dibattito si è poi acceso sul valore teologico dell’opera, c’è chi ha sentito di trovarsi davanti a un film che difende il suicidio (di Cristo così come di Giuda) e chi ha fatto esercizio di esegesi cogliendone la molteplicità di livelli interpretativi. «È questo il bello», ha affermato il regista che nelle sue intenzioni aveva di imporre domande più che offrire risposte.
Le domande, infatti, sono arrivate anche dai più piccoli in sala: una bimba ha voluto sapere di più su quanto di vero e quanto di finto ci sia nel film, mentre un’altra con naturalezza ne ha svelato uno dei segreti e chiesto a Base perché abbia scelto di interpretare lui stesso Giuda e non affidare la parte a un attore. «Non potevo chiedere a un attore di non essere mai visto in volto e non poteva non esserci qualcuno a interagire con gli altri attori mentre parlano con Giuda», le ha risposto il regista che ha raccontato come Ruper Everett, nei panni di Caifa, gli abbia fatto notare come fosse un peccato che nessuno avrebbe avuto la possibilità di vederlo recitare. «Ma è come in teatro, quell’interpretazione che ho fatto di Giuda esiste, ma solo per chi mi guardava in quel momento», ha precisato Base.
I GRANDI INTERPRETI INTERNAZIONALI
Il filmmaker ha scelto l’inconfondibile voce di Giancarlo Giannini per il suo Giuda, mentre i volti sul grande schermo sono quelli di grandi interpreti internazionali come Rupert Everett, Tomasz Kot, Paz Vega, Abel Ferrara, Vincenzo Galluzzo, Ada Roncone, Darko Peric e John Savage. Gli attori e le comparse calabresi sono stati selezionati sapientemente da Francesca Marchese, attrice e direttrice del casting per il film, il cui ricordo ha commosso il pubblico e reclamato una standing ovation quanto mai sentita. «Senza di lei questo film non sarebbe stato lo stesso. – ha ricordato Base – Francesca con la sua forza, la sua energia e la sua arte mi ha assicurato che avrei trovato tutti coloro di cui avevo bisogno per il film. Aveva ragione».
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