Progressi nell’ultimo anno, Di Iacovo: «Le imprese della Calabria vanno difese dalle tensioni globali»
La crisi continua a screpolare il tessuto produttivo della Calabria che rischia di scivolare in una delle pieghe più buie della storia degli ultimi cinquanta anni. L’imprenditoria locale, già profanata duramente, in questi ultimi sei anni, dai lockdown sanitari nel biennio della pandemia e successivamente dalle conseguenze del conflitto in Ucraina e dall’introduzione dei dazi americani, adesso galleggia nella terra di mezzo tra il rischio di lockdown energetici e lo spettro di non riuscire più a ripartire. Eppure, i dati del rapporto Istat promettevano un futuro incoraggiante in Italia e nel Mezzogiorno prima dell’inizio della guerra in Medio Oriente.
E in Calabria? Qui i numeri raccontano una storia che non è mai stata lineare. Il sangue che scorre sotto la pelle screpolata di questa terra è sempre caldo ma è un sangue che genera ogni giorno un mondo nuovo manipolando panorami di città e periferie, all’interno di un trend «che va letto senza illusioni», come sostiene Benedetto Di Iacovo, leader nazionale del sindacato Confial nonché storica guida della Commissione regionale per l’emersione del lavoro irregolare.
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