Progetto Wastereduce di UniTS, perchè la gente inquina le aree naturali protette?
24.01.2026 – 10.30 – Perché i turisti (e i cittadini) abbandonano i rifiuti nelle aree naturali? Cosa spinge una persona a scaricare liquami tossici in una grotta o a lasciare un sacchetto di patatine su una spiaggia incontaminata? Ci si era interrogati sui perché e su come scoraggiare questo genere di comportamenti con il progetto europeo Wastereduce, coordinato dal Dipartimento di Scienze della Vita (DSV) dell’Università di Trieste. Utilizzando come base le scienze comportamentali e le analisi ambientali, i ricercatori del DSV hanno scoperto che l’abbandono dei rifiuti nelle aree protette (ci si è concentrati in particolare sui siti Natura 2000) è dovuto non solo alle cattive abitudini, quanto alla qualità delle infrastrutture e al servizio informativo presente. Il team ha utilizzato quali strumenti le interviste ai lavoratori locali, l’osservazione diretta e una serie di questionari. Accanto all’analisi dei comportamenti, il DSV ha testato inoltre metodi di telerilevamento per individuare i punti più vulnerabili. Le immagini satellitari offrono una visione d’insieme, ma spesso non permettono di mappare facilmente i rifiuti di piccole dimensioni; l’utilizzo di droni, invece, permette una mappatura di dettaglio e di rivelare le aree più a rischio.
“Quando chiediamo alle persone di comportarsi in modo responsabile, dobbiamo aiutarle a farlo”, ha ricordato il Prof. Fabio Del Missier, docente di psicologia ambientale, commentando i risultati.
“La ricerca ci dice che non basta dire ‘non lasciare rifiuti’. Serve creare un contesto che renda semplice la scelta corretta: istruzioni precise, cartelli comprensibili, infrastrutture coerenti. Quando tutto questo c’è, i comportamenti virtuosi aumentano spontaneamente”.
Il workshop ha avuto luogo in corrispondenza della fase conclusiva di Wastereduce, raccogliendo un insieme di dati e conoscenze che troveranno applicazione oltre la durata del progetto. Ricordiamo che il finanziamento dell’Unione Europea supera 1,6 milioni di euro. L’iniziativa comprende otto partner italiani e croati: l’Istituto per l’Agricoltura e il Turismo di Parenzo, in qualità di capofila, il Dipartimento di Scienze della Vita dell’Università di Trieste, ARPAV, Regione Istriana, Natura Histrica, l’associazione Sunce, ETRA SpA ed Etifor. L’obiettivo consiste nell’ottimizzare la gestione dei rifiuti nelle aree protette e nel ridurre la dispersione della plastica. Il progetto avvia ora l’implementazione di misure, che verranno elaborate in collaborazione con le amministrazioni locali, fondandosi sui dati raccolti e sulle priorità emerse durante il processo partecipativo.
[z.s.]



