proclamato lo stato d’agitazione. In piazza il 26 e 27 gennaio
Il clima all’interno della Asl Roma 4 si fa sempre più teso e lo scontro tra vertici aziendali e sindacati entra in una fase apertamente conflittuale.
Le organizzazioni sindacali hanno proclamato una mobilitazione articolata, accusando la direzione generale di una gestione definita «unilaterale e miope», incapace di rispondere ai reali bisogni di medici, infermieri e operatori sanitari che garantiscono l’assistenza in gran parte della provincia nord di Roma.
Nel mirino delle proteste c’è la direttrice generale Rosaria Marino, ritenuta responsabile, secondo le sigle, di una serie di scelte che avrebbero aggravato una situazione già fragile, portando l’azienda sanitaria sull’orlo della paralisi.
La vertenza si svilupperà in due giornate simboliche: lunedì 26 gennaio con una manifestazione davanti all’ospedale San Paolo di Civitavecchia e martedì 27 gennaio con un presidio, dalle 9 alle 12, sotto la sede centrale della Asl in via delle Terme di Traiano.
A descrivere un quadro «ormai al collasso» sono i segretari territoriali di Cgil e Uil, Emanuela Nucerino e Alessandro Matteo. Tra le principali criticità segnalate figura la carenza strutturale di personale, aggravata dalla cessazione dei rapporti con le cooperative Capo e Nuova Sair, che ha lasciato scoperti numerosi servizi, soprattutto per quanto riguarda infermieri, operatori socio-sanitari e figure amministrative.
Una situazione che, secondo i sindacati, si traduce quotidianamente in turni massacranti e in un utilizzo improprio delle professionalità.
Proprio il demansionamento è uno dei punti più contestati. La mancanza di OSS costringerebbe infatti molti infermieri a svolgere mansioni che non rientrano nel loro profilo professionale, con un aumento del carico di lavoro e, denunciano le sigle, con potenziali ricadute sulla sicurezza delle cure e sulla salute degli operatori stessi.
A pesare è anche quella che viene definita una sorta di “precariato dirigenziale”. Riprendendo i contenuti di una lettera inviata dal sindaco di Civitavecchia, Marco Piendibene, i sindacati sottolineano come diverse strutture dell’azienda siano guidate da dirigenti “facenti funzioni”, privi di un incarico pienamente titolare. Una condizione che, a loro avviso, indebolisce la governance e rende difficile una programmazione stabile ed efficace dei servizi.
Lo scontro non è solo sui numeri e sugli organici, ma investe anche il metodo. Le organizzazioni sindacali parlano apertamente di una rottura delle relazioni sindacali, accusando la direzione di essere «sorda al confronto» e di aver escluso i rappresentanti dei lavoratori da decisioni cruciali.
Una chiusura che, secondo Cgil e Uil, avrebbe portato a gravi omissioni, come la mancata definizione dei fabbisogni di personale necessari a garantire i Livelli essenziali di assistenza.
Tra i motivi di ulteriore esasperazione viene citata anche l’assenza di risposte sulla richiesta di riconoscimento dei buoni pasto per tutto il personale.
Con la mobilitazione ormai alle porte, i sindacati chiedono l’intervento della Regione Lazio e l’apertura immediata di un tavolo di confronto.
L’obiettivo dichiarato è evitare il blocco dei servizi e tutelare il diritto alla salute dei cittadini di un territorio vasto e complesso, mentre lo scontro interno alla Asl Roma 4 rischia di riflettersi direttamente sulla qualità dell’assistenza sanitaria.
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