Processo ai social, in tribunale Mark Zuckerberg di Facebook: così una ventenne sfida Big Tech
ROMA – L’accusa è una: l’algoritmo dei social network è studiato per creare dipendenza nei minori. Il processo è di quelli destinati a tracciare un confine netto tra un prima e un dopo. Il primo testimone, un pezzo da novanta di Big Tech: Mark Zuckerberg, amministratore delegato di Meta, la holding alla quale fanno capo Facebook, Instagram e WhatsApp, che oggi – intorno alle 18 italiane – sfilerà davanti ai giudici di Los Angeles nella causa intentata da una ventenne americana. Davide contro Golia.


Al centro del dibattimento, i danni alla salute mentale di giovani e giovanissimi che affrontano le acque tempestose delle piattaforme social. Per questo il caso potrebbe creare un precedente legale per migliaia di famiglie, americane e non solo, contro alcune tra le principali società della Silicon Valley.
Zuckerberg ha già deposto davanti al Congresso Usa, ma questa è la prima volta che affronta faccia a faccia una giuria in un tribunale. E non è un caso che prima ancora di arrivare in aula, gli avvocati di Meta abbiano cercato di escludere i residenti della California dalla giuria, perché ritenuti troppo ostili nei confronti di Mr. Facebook.
I 12 giurati di Los Angeles ascolteranno le testimonianze fino alla fine di marzo per decidere se YouTube, di proprietà di Google, e Instagram, che appunto appartiene alla galassia Meta, abbiano una qualche responsabilità per i problemi di salute mentale di cui soffre Kaley G.M., la ventenne che ha portato in tribunale i social. E che ha iniziato a usare YouTube a sei anni, Instagram a 11, poi TikTok e Snapchat.


Il processo determinerà se Google e Meta abbiano deliberatamente progettato le loro piattaforme per incoraggiare l’uso compulsivo tra i giovani, alimentando depressione, ansia, disturbi alimentari e suicidio. E, assieme ai due procedimenti simili in programma a Los Angeles quest’estate, mira a stabilire uno standard per la risoluzione di migliaia di cause legali.
La lente dei magistrati è esclusivamente su progettazione delle app, algoritmi e funzionalità di personalizzazione, poiché la legge americana garantisce alle piattaforme un’immunità pressoché totale dalla responsabilità per i contenuti generati dagli utenti. In ogni caso, qualunque sia la decisione dei giudici, una cosa è certa: quello che oggi entra nel vivo è un processo spartiacque.
Source link




