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Principe Andrea, l’avvocato spiega: «Una vicenda grave, ma non una crisi costituzionale»


«L’opinione pubblica britannica è perfettamente in grado di distinguere tra il comportamento di un singolo individuo e l’istituzione monarchica nel suo complesso. I sondaggi lo dimostrano chiaramente. Secondo una rilevazione di YouGov di ottobre, il giudizio su Andrea era fortemente negativo, con un indice di gradimento estremamente basso. Nello stesso sondaggio, gli altri membri della famiglia reale registravano valutazioni positive: il sostegno a Carlo III, ad esempio, si attestava intorno al 62%. Analoga percentuale di britannici dichiarava di voler mantenere la monarchia come forma di Stato. Questo indica che il danno reputazionale tende a colpire l’individuo più che l’istituzione».

La monarchia è sopravvissuta già a crisi e scandali tali?

«Beh, ha già attraversato momenti difficili. Celebre è l’“annus horribilis” del 1992, così definito da Elisabetta II, segnato da una serie di scandali familiari. Eppure, il sostegno pubblico alla monarchia è rimasto relativamente stabile. Mi aspetto che accada qualcosa di simile anche adesso».

Ma questa è la crisi più grave che abbia coinvolto la famiglia reale?

«È una vicenda seria, ma non paragonabile a una vera crisi costituzionale. Un precedente ben più grave risale agli anni Trenta, con la cosiddetta crisi dell’abdicazione: Edoardo VIII fu costretto ad abdicare per poter sposare l’americana Wallis Simpson, divorziata due volte. Quella sì fu una crisi costituzionale di grande portata».


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