Primavera del cinema italiano, Giacomo Triglia: «Vorrei girare la mia opera prima in Calabria»
XII edizione de «La primavera del cinema italiano – Premio Federico II»: dopo il successo travolgente del documentario «Brunori Sas – Il tempo delle noci», nella nostra intervista Giacomo Triglia svela in anteprima: «Vorrei girare la mia opera prima in Calabria».
COSENZA – Il sipario della XII edizione de “La primavera del cinema italiano – Premio Federico II”, il festival ideato da Giuseppe Citrigno, presidente Anec Calabria, e sostenuto dalla Calabria Film Commission, si apre tra applausi e sguardi carichi di emozione. Sul palco del Cinema Citrigno di Cosenza, tra i protagonisti emerge Giacomo Triglia, reduce dal successo del documentario “Brunori Sas – Il tempo delle noci”. Il regista porta sullo schermo molto più della nascita di un disco: regala un viaggio nell’anima, un’esperienza capace di avvolgere e conquistare lo spettatore. Il suo lavoro va oltre il ritratto musicale per diventare un racconto umano: non si limita a presentare un cantautore, ma scava, osserva, resta. Supera il palco, oltre la performance, per cercare l’uomo dietro le parole, con uno sguardo che accompagna senza invadere, che suggerisce senza spiegare. Un racconto che pulsa di musica, umanità e creatività.
Il linguaggio visivo di Triglia è essenziale, respira insieme alla musica e lascia spazio ai silenzi. Tradurre in immagini la profondità e l’ironia tagliente dei testi di Brunori era una sfida delicata. Il risultato? Un equilibrio raro: il cinema non interpreta la musica, la amplifica. Non sovrappone significati, ma apre possibilità. Invita all’ascolto, alla connessione, a riconoscersi nelle fragilità. E non finisce qui. Nella nostra intervista, Giacomo Triglia ha svelato anticipazioni sulla sua opera prima: un progetto personale, coraggioso. Il docufilm nasce da un’amicizia decennale e da una complicità artistica: Dario Brunori e il suo produttore Riccardo Sinigaglia non sono solo soggetti da filmare, ma partner di un dialogo silenzioso, fatto di note, pause e intuizioni improvvise.
“Brunori Sas – Il tempo delle noci”: Giacomo Triglia racconta il docufilm
Il documentario su Brunori Sas non è solo un film: è una finestra aperta sulla creazione artistica, un invito a sentire, emozionarsi e vivere ogni nota come parte di una storia più grande. «Non volevamo limitarci all’aspetto tecnico della produzione di un album – racconta Triglia-. Mi interessava mostrare l’atto creativo, quel momento fragile e potente in cui due artisti scrivono, registrano, si perdono e si ritrovano. Tutto ciò che li circonda – la vita privata, l’arrivo di un figlio, le emozioni più intime – influenza la musica. Volevo un documentario senza tempo».
Il risultato è un’opera che scorre tra ironia e dramma, leggerezza e profondità, un vero giro sulle montagne russe emotive. Triglia intreccia filmati d’archivio, videoclip storici e scene live con un’estetica raffinata, capace di trasformare in immagini la poesia dei testi, lasciando che lo spettatore scopra da sé il legame intimo tra vita e musica.
«Con Dario è facile e difficile allo stesso tempo. La sua narrazione può passare dal serio al folle in un battito. È un ritmo che abbiamo seguito anche visivamente: immagini e musica si fondono, senza sovrapporsi, lasciando spazio all’esperienza pura».
Giacomo Triglia svela i progetti futuri
Ma il regista non si ferma qui. Tra nuovi videoclip, progetti su artisti italiani per Sanremo e l’atteso debutto nel lungometraggio, Triglia guarda al futuro con radici salde nella terra che lo ha cresciuto: «Vorrei girare la mia opera prima in Calabria. La storia si sposa con il territorio, e spero di realizzarla al più presto. È arrivato il momento di questo grande passo».
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