Prevenzione, i vantaggi dello screening al colon-retto ma pochi rispondono: l’appello dell’Ast ad aderire. Numeri e dati

Da dx: l’assessore regionale alla Sanità Paolo Calcinaro, il dr. Paolo Misericordia, il dr.Roberto Grinta, il dr. Giuseppe Ciarrochi, il dr.Giampiero Macarri, la dr.ssa Silvia Scaramuzza.
Screening, ovvero la prevenzione: quanti vantaggi! Questa mattina il direttore generale dell’Ast di Fermo, dr. Roberto Grinta, ha presieduto una conferenza stampa per rilanciare, incentivare e promuovere lo screening contro il cancro al colon-retto, e ribadirne l’importanza anche in virtù dei vantaggi che questo comporta. Presenti alla conferenza stampa, l’assessore regionale alla Sanità, avv. Paolo Calcinaro, il direttore del Dipartimento Prevenzione dell’Ast, dr. Giuseppe Ciarrocchi, insieme alla dr.ssa Silvia Scaramuzza (che si occupa proprio degli screening) il prof. Giampiero Macarri, direttore della Uoc Gastroenterologia dell’ospedale Murri, e il dr. Paolo Misericordia, segretario regionale della Fimmg (Federazione dei Medici di Medicina generale).
“Siamo qui per lanciare un chiaro messaggio ai cittadini: aderite allo screening del colon-retto – le parole del dr. Grinta – usufruendo del nostro percorso, appropriato e gratuito, per la diagnosi di eventuali patologie. E’ importante comunicare e informare la popolazione anche per ridurre le richieste inappropriate. Con il nostro percorso i cittadini possono usufruire di una multidisciplinarietà in cui il ruolo dei nostri professionisti e dei medici di medicina generale è fondamentale, un iter virtuoso che segue la persona in ogni sua fase, e soprattutto in tempi brevi”.
“Mi appello anche io ai cittadini affinché aderiscano – le dichiarazioni dell’Assessore Calcinaro – cozza il fatto che a fronte dei pochi accessi allo screening registriamo un numero alto sulle endoscopie e sulle colonscopie. L’inappropriatezza delle richieste crea delle barriere che in questi casi possono essere abbattute accedendo a percorsi istituzionalizzati ed efficienti, come quello dello screening. Li abbiamo, usiamoli”.
“Il carico della malattia sul sistema sanitario – il punto del dr. Ciarrocchi – è dato dalla domanda delle cure. Nel Fermano abbiamo una popolazione che invecchia: su circa 170mila abitanti, più di 55mila persone sono over 65, e hanno una considerevole incidenza sulle risorse sanitarie. Non dimentichiamoci che oltre il 70% della mortalità deriva da malattie non trasmissibili e croniche che possono essere contrastate. Ecco perché dobbiamo puntare sulla prevenzione. Noi siamo efficienti sugli inviti per lo screening ma la popolazione risponde ancora troppo poco. La fidelizzazione, anche tramite i medici di famiglia, diventa quindi fondamentale”.
A illustrare l’iter, la dr.ssa Scaramuzza: “Spediamo gli inviti (validi per due anni) allo screening del colon-retto, ogni due anni, a tutte le persone (dell’area di competenza Ast Fermo) dai 45 ai 74 anni. Ogni anno ne invitiamo 25mila. Le persone interessate possono recarsi in farmacia per prendere una provetta, poi seguire le istruzioni riportate nell’invito e consegnare il campione delle feci a una qualsiasi punto prelievi del Distretto. Se viene riscontrato del sangue occulto, la nostra segreteria entro due giorni contatta la persona e fissa una colonscopia. Rispettiamo sempre il timing e forniamo assistenza anche nella preparazione pre-colonscopia. Prenotiamo, all’occorrenza, anche una colon-tac e, nel mentre, la persona può anche essere sottoposta a un intervento per la rimozione del polipo. Tutto gratuitamente, dalla diagnosi alla cura. Stiamo parlando di un percorso ottimale e rapido. Ma purtroppo a fronte del 100% delle persone invitate, solo il 30/35% aderisce”.
“Il cancro al colon è un grosso problema – il punto del prof. Macarri – pensate che è la seconda causa di morte in Italia. Ogni anno si registrano 18mila decessi e 50mila nuovi casi. E ahinoi anche l’età di chi ne è affetto si sta abbassando (ecco perché l’età minima per l’invito allo screening è stata abbassata da 50 a 45 anni). Abbiamo potuto constatare che, con lo screening, la mortalità si è abbassata di circa il 9%. Noi, anche grazie all’attenzione del direttore generale Grinta, abbiamo un Centro screening, un’eccellenza in cui possiamo erogare 10 esami a settimana ma purtroppo spesso non abbiamo altrettante adesioni. Se queste cresceranno, diminuirà anche il quantitativo di esami inappropriati”. Il prof. Macarri ha voluto poi sfatare false credenze che incidono sulle adesioni: “Innanzitutto lo screening non è una colonscopia, sia chiaro: è semplicemente la ricerca di sangue occulto nelle feci che non è necessariamente un allarme bensì un segnale di attenzione che va approfondito. Se c’è necessita di una colonscopia, che si fa in sedazione, la segreteria fissa l’appuntamento da lì a un mese. E oltretutto il paziente viene seguito in maniera multidisciplinare, insieme alla Chirurgia del dr. Guerriero, e all’Anestesia-Rianimazione del dr. Elisei. E molti pazienti possono risolvere il problema anche con una semplice endoscopia. Insomma – chiude il prof. Macarri con un motto in rima che ha fatto suo – non vi affidate al destino, controllate l’intestino”.
Concorde sull’importanza di stimolare i cittadini ad aderire allo screening, anche il dr. Misericordia: “Il percorso screening è virtuoso mentre qualche stridore lo riscontriamo in quello dei pazienti che arrivano alla colonscopia con altri percorsi. Un motivo in più per affermare che se tutti aderissero, sarebbe molto meglio”.
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