Premio nazionale per racconto breve inedito “Stanza della Cultura” al Centro Culturale Lepetit
Il 6 dicembre 2025 si è tenuta la Premiazione del Premio nazionale per racconto breve inedito “Stanza della Cultura” (Giuria: Francesco Sirleto (presidente), Stefano Federico Vincenzo Luciani, Maria Mimmo, Maurizio Rossi, don Domenico Vitulli)
È la scatola che decide il contenuto. Sono i limiti a dare forma alle cose. Un pezzo di legno è solo un pezzo di legno, finché non si inchiodano dei cardini e il suo movimento viene così limitato: è il limite che trasforma un legno pronto per il caminetto in una solida porta.
Stefano Federico ha avuto l’idea di porre dei limiti stretti, tanto stretti da trasformare un concorso letterario amatoriale in una sfida alle capacità letterarie della gente comune.
È davvero difficile scrivere un racconto che sia così breve, anzi brevissimo. Suggerire un’idea, ma senza aver spazio per farla nascere da delle premesse e farla poi crescere, oppure comunicare l’emozione provata in un dato momento, in modo da renderla significativa per chi ha la pazienza di leggerci, non è cosa da poco se non sei uno scrittore professionista. Avevo paura che avrebbero usato quest’occasione, troppe persone, per svuotare i cassetti dai manoscritti accumulati in anni di sfogo e sogni di gloria. Forse qualcuno lo ha fatto, ma stento a crederci ora: quante persone si danno uno spazio così breve per creare qualcosa che li rappresenti, in un modo o nell’altro?
È stato un esperimento riuscito: la scatola ha costretto a selezionare con cura il suo contenuto, così che ogni parola è stata pensata e pesata. C’era chi è stato spinto dai propri insegnanti e chi invece partecipa a tutti i concorsi, chi ha rispolverato storie vecchie di anni e chi ha voluto provarci “«tanto, cosa mi costa». Alla fine il panorama letterario che ne è scaturito è coinvolgente, a tratti commuove anche. Siamo terra di santi ed eroi forse, non so; di sicuro siamo terra di tanti scrittori. Come poi non lasciarsi coinvolgere dai toni sinceri, da qualche – a volte fin troppo evidente – sforzo di volersi far leggere, sia come autore sia come persona?
Il pomeriggio della premiazione ha visto leggere i propri racconti gli autori vincenti ed è stato questo il momento più commovente. Non sono professionisti di recitazione e la dizione sarebbe stata bocciata in qualsiasi tv, ma la letteratura è prima di tutto l’arte del ritmo. Ogni autore ne ha uno proprio, lo abbiamo ben verificato in questa occasione. Ognuno ha infatti letto col ritmo con cui pensa le parole da dire, ovvero il ritmo con cui, nella sua mente, pronuncia quello che scrive. L’autore che legge al suo pubblico ciò che ha consegnato alle stampe lo legge con un ritmo suo personale, scoprendo in qualche modo le carte, facendo intendere il modo in cui ha inteso la frase, il modo in cui ha vissuto la scrittura del testo e l’atmosfera di idee ed emozioni di cui questo è intriso e che vorrebbe esaltare.
Non abbiamo avuto in questa prima edizione, né forse mai avremo un Borges italiano a dar lustro al concorso, ma diversi risultati importanti sono stati raggiunti. È importante aver mostrato l’umanità degli esseri umani: siamo così presi dai nostri doveri ed impegni, più che altro di sopravvivenza, che nessuno ha mai tempo di fermarsi a vedere cosa ribolle nel cuore del collega o dell’amico del cuore. È stato ancora importante mostrare che nei quartieri non si chiedono solo servizi efficienti, ma si cercano spazi di condivisione: non basta far passare gli autobus o spazzare le strade – cose che dovrebbero garantirsi senza bisogno di continui reclami, d’altronde – perché, oltre che cittadini, siamo anche persone.
Il terzo risultato, non meno importante, è far sapere che Tor Tre Teste non è quartiere di stupro, né Quarticciolo è terra di droga, e che a Tor Sapienza alberga poesia e nei palazzoni anonimi di Torre Maura c’è povertà di stipendi, ma ricchezza di cuori che cercano di produrre da soli quell’arte che doni bellezza alla vita. Dobbiamo far sì che tutti lo sappiano, almeno tutti coloro che hanno letto di noi, ma solo in cronaca nera.
Grazie quindi a chi mi ha coinvolto, alla stupenda giuria e agli autori di questi brevi racconti. Di tutto ciò che viviamo resta, in fondo, solo ciò che diventa racconto, a volte messo in parole nel chiuso dei nostri pensieri, a volte sfruttando un amico paziente che ascolta, a volte ancora inseguendo concorsi.
Attendo con gioia, per il prossimo anno, una nuova edizione di questo concorso.
Ci riproviamo?
Le foto presenti su abitarearoma.it sono state in parte prese da Internet, e quindi valutate di pubblico dominio. Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione, non avranno che da segnalarlo alla redazione che le rimuoverà.
Source link







