Lazio

Premio Adriatico a Day Trinh, il pittore che invita a proteggere il mare

Ci sono artisti che dipingono il mare per restituirne la bellezza e altri che, attraverso quella bellezza, invitano a riflettere sul nostro rapporto con la natura. Day Trinh Dinh appartiene a entrambe le dimensioni. Nelle sue tele, l’Adriatico è luce, colore e movimento, ma anche un patrimonio da rispettare, che non può essere sfruttato senza misura.

È questo il significato del Premio Adriatico – Un mare che unisce, conferito a Termoli al pittore per la sua carriera artistica in Puglia dalla referente Elisabetta Grilli. Il riconoscimento di Irdidestinazionearte, presieduta dal critico letterario Massimo Pasqualone, celebra oltre mezzo secolo di ricerca e offre l’occasione per riflettere sul legame tra arte, territorio e tutela ambientale.

Nato a Parigi nel 1941 da famiglia franco-vietnamita, Trinh Dinh si è formato all’Accademia di Belle Arti di Roma, seguendo le lezioni di Mario Mafai e Franco Gentilini. Vive nella capitale, ma dagli anni Settanta ha scelto Peschici, nel cuore del Gargano, come luogo di vita e di ricerca pittorica. Qui, nel suo atelier aperto al pubblico durante l’estate, continua a interpretare un paesaggio che non ha mai smesso di sorprenderlo. Quest’anno il Comune di Peschici gli ha conferito la cittadinanza onoraria per i suoi meriti artistici.

La luce del Gargano, l’anima dell’Adriatico

Perché scegliere il Gargano per oltre cinquant’anni? Una risposta arriva dal ricordo di una nipote di Day giunta da Nizza in visita a Peschici, che ha riconosciuto nella luce e nel paesaggio del promontorio un’affinità con la Corsica meridionale, terra degli antenati materni.

Un’osservazione familiare che rivela qualcosa del rapporto tra l’artista e il territorio: a volte riconosciamo un luogo come nostro attraverso i colori, la conformazione delle coste e una luce familiare, prima ancora di comprenderne le ragioni.

Trinh Dinh ha trovato nel Gargano questa corrispondenza e nell’Adriatico un soggetto pittorico capace di rinnovarsi continuamente. «A Peschici il sole si alza sul mare e tramonta sul mare», osserva, riconoscendo in questa caratteristica una condizione tipica delle isole, ma rara sulla terraferma.

Il paesaggio non è, dunque, una semplice veduta. Il mare scandisce le giornate, trasforma i colori della costa e modifica le ombre, offrendo ogni volta un’immagine diversa dello stesso orizzonte. Per Day osservare significa cogliere queste variazioni e riconoscere la fragilità degli equilibri naturali: «Come pittore ho piacere a dipingere il mare Adriatico… ma lo dobbiamo anche rispettare».

In questa frase si condensa una riflessione che supera i confini della pittura. Chi cerca di catturare il mare sulla tela non può ignorare ciò che accade al di là di essa: la bellezza dipende da un equilibrio che le attività umane possono compromettere.

Per questo Trinh Dinh invita a difendere l’Adriatico dagli eccessi di un’umanità che definisce provocatoriamente «ingenuamente ingorda», convinta di poter considerare la terra e il mare proprietà da sfruttare a proprio vantaggio.

L’artista ricorre anche alle espressioni giuridiche «appropriazione indebita» e «usucapione», con un richiamo ironico e severo alla pretesa che l’abitudine a utilizzare un bene possa trasformarsi nel diritto di possederlo.

Il mare, invece, non è proprietà esclusiva dell’uomo. È un ecosistema essenziale per la vita e un patrimonio condiviso da comunità che sulle sue sponde hanno costruito economie, tradizioni e identità. Le sue acque collegano coste, città e nazioni, sostengono attività economiche e custodiscono una biodiversità da proteggere.

Difendere l’Adriatico significa contrastare l’inquinamento, preservare gli ecosistemi e gestire responsabilmente le risorse. Significa, soprattutto, superare la convinzione che ciò che appartiene a tutti possa essere utilizzato senza limiti.

L’arte come forma di consapevolezza

Il messaggio di Day Trinh Dinh nasce da una lunga frequentazione del paesaggio, non da un’astratta dichiarazione di principio. Da oltre cinquant’anni il pittore osserva il Gargano e ne interpreta il rapporto con il mare attraverso la luce e i suoi continui mutamenti.

In un tempo in cui le immagini si consumano rapidamente e i paesaggi rischiano di diventare semplici scenari da fotografare, la pittura richiede un’altra forma di attenzione. Dipingere significa fermarsi, cogliere le sfumature e riconoscere ciò che rende unico un luogo.

Una tela che restituisce la luce dell’Adriatico diventa così più di una rappresentazione estetica: ci ricorda il valore di un patrimonio naturale che spesso diamo per scontato e ci aiuta a riconoscere ciò che rischiamo di perdere per le generazioni future.

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