Povertà energetica, il Molise tra le regioni più esposte: 22.649 famiglie in difficoltà | isNews
Lo studio della Cgia di Mestre. Nella nostra regione incidenza quasi doppia rispetto alla media nazionale
CAMPOBASO. Nel 2024 il Molise si conferma tra le regioni italiane più esposte alla povertà energetica, con 22.649 famiglie in difficoltà, pari al 17% dei nuclei residenti e a circa 48.769 persone coinvolte, un’incidenza quasi doppia rispetto alla media nazionale del 9,1%. Il dato emerge da un’elaborazione dell’Ufficio studi della CGIA di Mestre su fonti Istat e Osservatorio Italiano sulla Povertà Energetica (OIPE), secondo cui in Italia il fenomeno riguarda complessivamente circa 2,4 milioni di famiglie e oltre 5,3 milioni di persone che non riescono a sostenere in modo adeguato le spese per energia elettrica e riscaldamento. Le aree più colpite restano quelle del Mezzogiorno, con la Puglia in testa per incidenza, dove oltre 302.500 famiglie si trovano in difficoltà (circa il 18% del totale), seguita dalla Calabria con più di 143.400 nuclei coinvolti e dal Molise stesso, che pur con numeri assoluti più contenuti registra una quota molto elevata rispetto alla popolazione residente.
Secondo la definizione OIPE, la povertà energetica si verifica quando una famiglia non riesce ad accedere a servizi essenziali come riscaldamento, raffrescamento, illuminazione e uso degli elettrodomestici a un costo sostenibile rispetto al proprio reddito. Il fenomeno non dipende solo dalla condizione economica, ma anche dalla qualità delle abitazioni, spesso caratterizzate da scarso isolamento o impianti obsoleti, e dall’andamento dei prezzi dell’energia. In Italia il problema coinvolge quindi una platea ampia e trasversale, ma con un impatto più forte nelle regioni del Sud e nelle fasce sociali più fragili, come anziani soli e famiglie numerose.
Il quadro, già critico, rischia inoltre di peggiorare a causa dell’andamento recente dei prezzi di gas ed elettricità, che secondo le rilevazioni della CGIA hanno registrato ulteriori aumenti nel 2025 rispetto all’anno precedente. Un trend che, secondo le stime, potrebbe tradursi in un aggravio complessivo per le famiglie italiane e in una crescita della vulnerabilità energetica, con effetti più marcati proprio nelle aree dove il fenomeno è già strutturalmente più diffuso.
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