Povertà educativa e isolamento culturale a Napoli: se il 46,5% dei giovani non legge un libro all’anno e il 42,8% non pratica sport, la scuola resta l’unico presidio sociale

La ricerca “Barriere invisibili” documenta come a Napoli il 12% dei giovani viva in povertà economica, condizione che spinge molti a lavorare precocemente a scapito dello studio. Tra infrastrutture bocciate dal 43,3% degli studenti e un forte senso di insicurezza urbana, emerge un’ansia diffusa che induce la maggioranza dei ragazzi a cercare riscatto e contratti stabili lontano dall’Italia.
Vivere in una famiglia a basso reddito e abitare in zone con scarsi servizi sono i due fattori determinanti della povertà educativa a Napoli e provincia. È il quadro tracciato dall’indagine “Barriere invisibili”, presentata oggi, 13 gennaio 2026, e realizzata dal Dipartimento di Scienze Economiche e Statistiche dell’Università Federico II insieme a Save the Children.
Lo studio, finanziato dal PNRR tramite il progetto GRINS, ha analizzato le risposte di 3.800 studenti tra i 14 e i 19 anni e di 300 giovani fuoriusciti dal sistema scolastico.
Economia familiare e tempo per lo studio
Per il 12% degli intervistati, la scarsità di risorse economiche della famiglia rappresenta il principale ostacolo al percorso di crescita. Il 5% riferisce una condizione di grave deprivazione materiale, dato che si concentra nelle periferie napoletane (Scampia, Ponticelli, San Giovanni a Teduccio) e nei comuni dell’hinterland come Caivano e Acerra.
Le necessità economiche incidono sulla quotidianità scolastica: il 6,7% dei ragazzi lavora quotidianamente, il 16% saltuariamente e il 21% cerca un impiego. Il 12% dichiara inoltre di doversi occupare dei familiari o della casa, sottraendo tempo all’attività didattica.
Infrastrutture carenti e isolamento sociale
Sebbene il 59,4% degli studenti apprezzi i servizi come i corsi di recupero, le infrastrutture ricevono un giudizio negativo: il 43,3% ritiene insoddisfacenti palestre, biblioteche e laboratori digitali. Viene segnalato inoltre il fenomeno del bullismo, subito dal 12% del campione all’interno delle scuole. Fuori dall’orario scolastico emerge un quadro di isolamento:
- Il 46,5% non ha letto libri nell’ultimo anno.
- Il 42,8% non svolge attività sportiva.
- Solo il 13,1% è inserito in un’associazione.
- Il 33,4% trascorre più di cinque ore al giorno connesso a internet.
Il giudizio sul territorio e le prospettive future
Il contesto urbano è vissuto con insoddisfazione a causa della sporcizia stradale (63%), dell’insicurezza legata alla criminalità (41,6%) e dell’isolamento per mancanza di trasporti e servizi (27,7%). Questi fattori alimentano stati d’animo di ansia (27,4%, con picchi del 34% tra le ragazze) e speranza (29,6%). La maggior parte dei giovani non intravede un futuro appagante in Italia o nel territorio d’origine e dichiara di guardare con più fiducia a prospettive all’estero.
Le dichiarazioni
Cristina Davino, coordinatrice della ricerca:
“Abbiamo affrontato un tema importante con l’obiettivo di contribuire alla definizione e alla misurazione della povertà educativa e fornire dei dati che il gruppo di ricerca mette a disposizione di tutti. Un aspetto interessante ed anche innovativo della ricerca è stato valutare non solo le opportunità fornite da famiglia, scuola e territorio, ma comprenderne anche gli esiti, le future aspirazioni, i sogni dei nostri studenti.
C’è un notevole gap tra aspirazione e aspettativa e c’è sempre la voglia di andare a cercare altrove un futuro migliore. La mancanza di opportunità ha un impatto non solo sul rendimento scolastico ma sulla vita dell’individuo dal punto di vista delle capacità emozionali, relazioni, di gestione dello stress. Abbiamo fatto un lavoro con le studentesse e gli studenti, ascoltato la loro voce perché solo misurando un fenomeno si può conoscerlo realmente e si possono intraprendere delle azioni in merito”.
Raffaela Milano, Direttrice Ricerca di Save the Children:
“Prima nel suo genere in Italia, questa indagine così capillare non sarebbe stata possibile senza il protagonismo delle scuole, delle istituzioni locali e del terzo settore. E soprattutto grazie ai ragazzi e alle ragazze che ci hanno guidato ad individuare quelle “barriere invisibili” che ostacolano il loro futuro. Insieme all’Università Federico II, vogliamo mettere questo patrimonio di dati e di analisi a disposizione di tutta la comunità educante, con l’auspicio che questa ricerca possa orientare in modo sempre più mirato le strategie di contrasto della povertà educativa”.
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