Basilicata

Potenza, dalla Corte dei conti venti di bufera sul bilancio comunale

Bilancio comune di Potenza, la Corte dei conti ha chiesto correttivi nell’ultima relazione sul piano di riequilibrio. Intanto le ditte escluse dall’appalto ex Torraca minacciano richieste di risarcimenti milionari


L’ASSESSORE al bilancio che si dimette, poi ritira le dimissioni ma ormai pare aver messo un piede fuori dalla giunta. La Corte dei conti che il giorno di quelle dimissioni infila una serie di rilievi sull’andamento del piano di riequilibrio finanziario varato in seguito dissesto del 2014. Mentre le ditte escluse dall’appalto da 10 milioni di euro per la riqualificazione dell’ex Torraca che chiedono di subentrare nel cantiere, mai avviato, minacciando una richiesta di risarcimento a 6 zeri.
Sono nuvole minacciose quelle che si vanno addensando sui conti del Comune di Potenza. Anche se il sindaco Vincenzo Telesca e l’assessore al bilancio Roberto Falotico continuano a escludere tensioni di sorta, e a ricondurre a questioni di carattere privato il momentaneo passo indietro del secondo

LA RELAZIONE DELLA CORTE DEI CONTI SUL BILANCIO DEL COMUNE DI POTENZA

Il caso vuole, ad esempio, che nella giornata di martedì, quando sono state formalizzate le dimissioni di Falotico (protocollate il giorno successivo), sia stata depositata anche la relazione della sezione di controllo della Corte dei conti «sullo stato di attuazione al 31 dicembre 2025 del Piano di Riequilibrio Finanziario Pluriennale (Prfp) del Comune». Relazione che attesta «il parziale raggiungimento» degli obiettivi intermedi del piano, ma sollecita una serie di correttivi all’operato dell’amministrazione.

IL CRUCCIO IMMOBILIARE E LE ALTRE MANCATE ENTRATE

Osservate speciali sono, in particolare, «le dinamiche tese alla valorizzazione delle entrate attraverso la ricognizione del patrimonio mediante la trasformazione del diritto di superficie in diritto di proprietà degli immobili realizzati in aree Peep (Programmi di edilizia economica e popolare)», che la sezione presieduta da Giuseppe Tagliamonte, intende «monitorare con molta attenzione».
I giudici fanno riferimento alla previsione di «un incremento di entrate per euro 500.000,00 nel 2025 e di euro 100.000,00 annui dal 2026 al 2030», smentita dai risultati ottenuti nell’anno appena concluso 2025 «disattendendo le previsioni del Piano».

Nella relazione, però, a fronte di una serie di obiettivi raggiunti si segnala anche la tendenza «insoddisfacente» di tutte le «dismissioni immobiliari» in quanto «nell’esercizio 2025, a fronte di previsioni di euro 4.359.459,68, si sono registrati accertamenti e riscossioni di importo notevolmente inferiore (euro 280.182,90)».
Di qui l’invito a «una maggiore attendibilità delle previsioni di spesa al riguardo, che dovranno essere elaborate anche in considerazione dei dati storici di andamento del mercato immobiliare nel territorio di riferimento».

BILANCIO COMUNE DI POTENZA, LE CONCLUSIONI DELLA CORTE DEI CONTI

Nelle sue conclusioni la sezione di controllo annuncia che in occasione del prossimo monitoraggio semestrale valuterà l’impatto di una serie di misure adottate come l’incremento dell’addizionale comunale Irpef, la lotta all’evasione dei tributi comunali, e la riduzione dei costi del personale e della pubblica illuminazione.
Inoltre, «relativamente ai rischi eventuali delle passività potenziali o dei crediti la cui esigibilità è incerta», i magistrati contabili raccomandano: «un’attenta valutazione dell’accantonamento, rispettivamente, al fondo contenzioso e al fondo crediti di dubbia esigibilità, nel rispetto della normativa e dei criteri di una gestione prudente».

L’EX TORRACA E LA DIFFIDA

Ecco allora che comincia a farsi scottante la situazione venutasi a creare sull’ex Torraca. Con le imprese del raggruppamento che secondo il Consiglio di Stato avrebbe dovuto vincere la gara che il 20 gennaio hanno chiesto un’ultima volta di subentrare nell’appalto. Prospettando in caso contrario di attivare «tutti i rimedi – anche di natura risarcitoria, idonei a tutelare i propri diritti». E hanno già trasmesso questa loro diffida, per conoscenza all’Autorità nazionale anti-corruzione «al fine di consentire a quest’ultima l’esercizio dei propri poteri ispettivi in materia di contratti pubblici».

La tesi del raggruppamento composto da La Gala Costruzioni srl, Saturno Appalti srl, Lacerenza Isolanti srl, Società Cooperativa Gnosis Progetti e Antonio Maroscia è che l’amministrazione avrebbe tutto da guadagnarci dal loro subentro nel cantiere originariamente affidato ai rivali del raggruppamento composto da Mancusi spa e Ecoclima srl, e i progettisti: Rosco Associati, Margiotta Associati, Mada Engineering, Antonio De Carlo, Stefano Russo e Domenico Teta.

I POSSIBILI RISPARMI

«E’ altrettanto evidente – si legge nella diffida – che, in ragione del ribasso offerto dall’associazione temporanea di imprese (ati, ndr) La Gala, l’esecuzione dei lavori da parte di quest’ultimo determinerebbe ampi risparmi di spesa per la collettività tutta, a fronte, invece, del ribasso davvero minimo (quasi pari alla base d’asta) proposto dal raggruppamento temporaneo d’imprese (rti, ndr) Mancusi/Ecoclima».

«Risulta facilmente evincibile dalla differente offerta economica per realizzare la stessa opera (differenza di circa numero 22 punti percentuali) – si legge ancora – un effettivo beneficio per l’amministrazione di una economia di gara (valutata sull’importo delle opere di circa euro 2.300.000,00 e sull’importo delle spese tecniche di circa euro 130.000,00) che sarebbe stata accantonata e utilizzata per eventuali imprevisti o imprevedibilità durante l’avanzamento dell’opera (cfr. le prime richieste suppletive già avanzate dalla Mancusi per necessità di realizzare opere propedeutiche come, ad esempio, paratie)».

«L’offerta di un ribasso più conveniente e, quindi, utile per l’amministrazione – aggiungono ancora i legali del gruppo La Gala -, si proietterebbe quindi sulle eventuali opere integrative e suppletive che potrebbero risultare necessarie per portare l’opera finita. Dunque, il danno presumibile per l’amministrazione assumerebbe dimensioni molto differenti e, di conseguenza, imporrebbe e determinerebbe una valutazione complessiva forse più articolata e motivata».

IL RISCHIO INCOMPIUTA

In altri termini, se si lascia l’appalto agli aggiudicatari originari i soldi a disposizione non basteranno per finire l’opera che resterà incompiuta. Inoltre occorrerà pagare un risarcimento «per equivalente» al gruppo La Gala. In caso contrario, invece, potrebbe persino avanzare qualcosa.
«Appare difficilmente coniugabile, con le regole della finanza pubblica, optare deliberatamente e scientemente per il risarcimento del danno nei confronti dell’Ati La Gala e, al contempo, per il pagamento – a prezzi ben maggiori – dei lavori eseguiti da un operatore economico (il Rti Mancusi/Ecoclima) privo dei requisiti per partecipare alla gara».

LA FRENATA

I legali del gruppo La Gala ironizzano, infine, sulla risposta ottenuta dagli uffici comunali a fronte di una prima richiesta di subentro nel cantiere, presentata il 30 dicembre, una settimana dopo la sentenza del Consiglio di Stato che aveva riscritto l’esito della gara d’appalto in suo favore. Risposta arrivata altre due settimane dopo in cui si faceva riferimento alla necessità di effettuare dovuti approfondimenti «in ordine alle modalità per ottemperare correttamente alla sentenza».
«A fronte di una procedura che si è svolta, dalla propria indizione, fino all’aggiudicazione, in soli 17 giorni (14-31 marzo 2025, i tempi di cui di necessita il Comune di Potenza per svolgere le surrichiamate attività di verifica appaiono oggettivamente sproporzionati». Evidenziano i legali dell’associazione di imprese. «Anche in considerazione del fatto che la sentenza del Consiglio di Stato è stata depositata in data 22 dicembre 2025».


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