Friuli Venezia Giulia

Portualità, a Trieste focus su Imec e sviluppo dello scalo

19.01.2026 – 22.10 – La riforma della governance portuale, il futuro del porto franco internazionale di Trieste e il ruolo dei corridoi logistici globali sono stati al centro del dibattito promosso oggi a Trieste dal Partito democratico, nel corso del convegno “Porto di Trieste: orizzonti locali e globali”. Un confronto che ha riunito esponenti politici nazionali e i vertici dell’Autorità di sistema portuale del Mare Adriatico Orientale, in una fase ritenuta rilevante per la portualità italiana. A intervenire è stata la deputata e componente della segreteria nazionale del Pd Debora Serracchiani, che ha espresso criticità sull’impianto della riforma della governance portuale attualmente in discussione a livello governativo. «La politica è entrata nei porti italiani e sta aprendo una nuova fase della portualità nazionale – ha affermato –. Attendiamo la proposta di legge di Porti d’Italia alla Camera per avviare un confronto non solo parlamentare».

Secondo Serracchiani, il rischio è rappresentato dall’assenza di una visione strategica nazionale. «Porti d’Italia Spa si configura come una struttura con funzioni prevalentemente immobiliari, con competenze su aree portuali, personale e fino al 35% delle tasse portuali – ha detto – mentre ai territori resterebbero attività di manutenzione ordinaria. In questo modo si modifica la governance della portualità italiana senza una definizione chiara della strategia complessiva». Il tema della dimensione europea e internazionale del porto è stato affrontato dalla senatrice Tatjana Rojc, segretaria della Commissione Politiche europee, che ha richiamato l’attenzione sul Corridoio indo-mediterraneo (Imec). «È necessario passare dalla fase progettuale a quella operativa e chiarire il ruolo del porto franco internazionale di Trieste all’interno del corridoio», ha dichiarato. Rojc ha inoltre evidenziato il quadro di competizione nell’area adriatica, citando i porti di Capodistria e Fiume, impegnati nel rafforzamento delle proprie relazioni internazionali, e ha sottolineato la necessità di interventi tempestivi per il sistema portuale triestino. Sul piano operativo è intervenuto il presidente dell’Autorità di sistema portuale del Mare Adriatico Orientale, Marco Consalvo, che ha indicato nel corridoio Imec e nei collegamenti con il Far East elementi di interesse per lo sviluppo del porto di Trieste. «Lo scalo è inserito in un flusso logistico internazionale diretto verso l’Europa centrale e orientale», ha spiegato, richiamando l’attenzione su tempi e modalità di attuazione.

Consalvo ha fatto riferimento anche a possibili nuovi mercati, tra cui il Mercosur, e alla necessità di disporre di infrastrutture adeguate. In questo contesto rientra il piano di ampliamento del porto, previsto attraverso una serie di investimenti. Nel corso del convegno è stato affrontato anche il tema del comparto crocieristico. Il presidente dell’Autorità portuale ha richiamato l’ipotesi di un progetto Adriatico condiviso tra gli scali, evidenziando l’assenza di un piano nazionale per le crociere che coinvolga porti come Bari, Ravenna, Venezia e Trieste. Secondo Consalvo, sono necessarie scelte coordinate a livello nazionale, basate sul confronto con gli operatori del settore, sull’analisi del mercato e sulla definizione dei criteri per l’utilizzo degli investimenti pubblici. Nel dibattito è stato richiamato anche l’andamento del traffico marittimo internazionale. «Il canale di Suez registra attualmente una riduzione dei traffici pari a circa il 70% – ha ricordato Consalvo – con effetti diretti sui porti dell’Adriatico». Il confronto ha evidenziato come il futuro del porto di Trieste sia legato alle scelte nazionali sulla governance, oltre che alla capacità di collocarsi nei nuovi assetti logistici ed economici internazionali.

[f.v.]




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