Cultura

Portobello | Indie For Bunnies

Diciamolo molto chiaramente: in tutta probabilità il maestro Bellocchio ha realizzato la migliore (mini)serie italiana di sempre.

L’infame vicenda giudiziaria di Enzo Tortora viene stilizzata attraverso sei episodi che ne incasellano chirurgicamente le fasi: accusa, incarceramento, istruttoria, elezioni europee, primo processo, processo d’appello. L’estetica bellocchiana è al solito impeccabile, fatta di inquadrature meticolose, che sbocciano sovente da angoli inaspettati, ricostruzione dell’epoca maniacale, sin dalle didascalie tanto care al regista che sembrano davvero spuntate dagli anni Ottanta. Una narrazione realista e incalzante, con picchi di esaltante, viene inframezzata da Bellocchio da stranianti momenti onirici pregni di simboli – l’impianto accusatorio come castello di carte, le maschere.

“Portobello” narra l’Odissea dell’uomo Enzo Tortora, incarnato da Fabrizio Gifuni con una prova attoriale mostruosa (il lavoro sulla voce e sulla dizione di Tortora è davvero qualcosa di titanico), ma al contempo è un atto d’accusa verso il costo della giustizia – con i giudici disposti, anzi intenzionati a passare sopra la lapalissiana innocenza di un imputato per non far crollare l’impianto accusatorio del maxi-processo contro la NCO.

Quello tra Tortora, i suoi avvocati e i giudici napoletani è un dialogo a senso unico, come quello con un muro. Non importa cosa Tortora e i suoi difensori dicano o producano, non saranno ascoltati. Non possono, non devono essere ascoltati dalla stolida macchina della giustizia.

Il cast ha fatto un lavoro miracoloso, al punto che ci si chieda perchè se abbiamo attori del genere non si facciano più spesso prodotti del genere. Meriterebbeo una menzione davvero troppi nomi, ne sparo quindi qualcuno a caso. Musella nella parte di Pandico, la sua ultima apparizione nella quale disvela una volta per tutte la schizofrenia e l’infamia del camorrista dissociato fa venire davvero i brividi. Ovviamente Massimiliano Gallo nel ruolo del Professore Vesuviano, ma anche Giovanni Buselli nel ruolo del “guappo” Melluso. Paolo Pierobon nella parte del professor difensore che assiste Tortora con calma e resilienza pur conscio di quello che sta accedendo. Tutto il parco giudici napoletani, da Alessandro Preziosi a Salvatore D’Onofrio nel ruolo dell’assolutore Morello, che nell’ultima puntata si produce in un toccante monologo sull’innocenza di Tortora e sulla fame di giustizia della corte.


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