Molise

Poliziotto aggredito, Della Porta: “La violenza antagonista è eversiva. Lo Stato reagisca con fermezza” | isNews

Foto Ansa

L’intervento del senatore molisano di Fratelli d’Italia in merito al pestaggio dell’agente avvenuto a Torino


CAMPOBASSO. “Quanto accaduto a Torino non ha nulla a che vedere con il dissenso, la protesta o la libertà di manifestare. È violenza organizzata, odio verso le istituzioni e metodo eversivo”. È una condanna netta quella espressa dal senatore molisano di Fratelli d’Italia Costanzo Della Porta, componente della Commissione parlamentare Antimafia, in merito al  pestaggio di un agente di polizia.

Secondo il parlamentare, l’aggressione rappresenta “l’ennesima prova di un antagonismo che si muove come una vera e propria area di illegalità strutturata”, estranea a ogni principio democratico. “Un attacco che – sottolinea – non colpisce solo un singolo uomo in divisa ma l’intero impianto istituzionale del Paese”.

Della Porta ha espresso piena solidarietà alla Polizia di Stato, al Capo della Polizia e a tutte le donne e gli uomini in divisa che ogni giorno garantiscono sicurezza, legalità e libertà ai cittadini, spesso mettendo a rischio la propria incolumità. “Colpire un poliziotto significa colpire lo Stato e le sue fondamenta democratiche”, ha affermato.

Nel suo intervento, il senatore ha inoltre richiamato il dibattito sul pacchetto sicurezza, sostenendo che strumenti più efficaci di prevenzione e repressione avrebbero potuto evitare o quantomeno contenere l’episodio di Torino. “Chi oggi ostacola queste norme – ha aggiunto – dovrà assumersi fino in fondo la responsabilità politica delle conseguenze”.

Infine, Della Porta ha denunciato le coperture culturali e politiche che, a suo avviso, da troppo tempo legittimano questi gruppi, minimizzandone le responsabilità. “Non esistono cause nobili che giustifichino la violenza. Ogni ambiguità è complicità”, ha dichiarato, richiamando il ruolo della Commissione Antimafia nell’analizzare le connessioni tra centri sociali occupati, reti antagoniste e pratiche sistematiche di illegalità.

“Lo Stato – ha concluso – deve dimostrare con i fatti, e non solo con le parole, di saper difendere se stesso”.


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