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Pogacar infrange l’ultimo tabù vincendo la Milano-Sanremo

Prima o poi era destino. Lo si sapeva. Non poteva sfuggirgli all’infinito. Ma incredibilmente, quindi da vero Marziano, l’ha presa quando stava perdendola. Dopo una brutta caduta a 32 d chilometri da Sanremo prima della Cipressa, il penultimo strappo prima del traguardo.

Tutto graffiato sul fianco sinistro, con maglietta e calzoncini a brandelli, Tadej Pogacar, 27 anni, il Cannibale con la faccia da ragazzo, è risalito in bici e a poco a poco, ha riacciuffato tutti riprendendo la testa del gruppo in vetta. Un bolide insanguinato e pieno di lividi che viaggiava a doppia velocità degli altri, gli umani a due ruote.

Questo inseguimento, questa rincorsa disperata ma lucidissima, è stato il vero lasciapassare per la sua prima vittoria alla Milano Sanremo. Il resto, la nuova fuga sul Poggio, con l’inglese Pidock sempre alle sue costole anche nella successiva discesa fino alla volata di via Roma, è venuto di conseguenza, come su un piano inclinato. Il più era fatto. Certo il testa a testa tra i due è stato magnifico, ma il copione era già scritto. La Sanremo, la penultima classica monumento mancante allo sloveno, non poteva più sfuggirgli. E quella mezza ruota di vantaggio su Pidock, l’ha solo certificata. Come a dire: scusate signori, ma io sono di un’altra categoria. Ora mi manca solo la Parigi-Roubaix, ma state tranquilli che vincerò anche quella. Non lo dubitiamo. Il Marziano finora ha sempre avuto ragione.

Stupenda questa Milano-Sanremo! Il bello di questo campione, vincitore della Classicissima con la maglia iridata (l’ultimo era stato Beppe Saronni nel 1983), è che con i suoi numeri rende ogni corsa sempre più spettacolare. Vero che alla fine vederlo sempre davanti può diventare noioso (anche il caviale stanca…) però ogni volta, quasi per dare più suspense, s’inventa qualcosa di nuovo, di non programmato, un azzardo per alzare l’asticella dell’ignoto.

Non gli basta più, seminare gli avversari a metà corsa come alle Strade Bianche: no, troppo facile, troppo scontato, figuriamoci. Questa volta, è un paradosso, ci mette anche l’handicap di una brutta caduta ad Imperia, quando ormai il gruppo viaggia come un treno per posizionarsi davanti prima della resa dei conti. In questa caduta, tra l’altro, è finito a terra anche l’altro grande favorito, Mathieu Van Der Poel, primo nel 2025, grande cacciatore di classiche. Ma l’olandese, pur rialzandosi velocemente, deve aver patito l’imprevisto perché poi, quando sul Poggio si è ritrovato faccia a faccia con Pogacar e Pidock, al primo scatto dello sloveno ha perso subito terreno facendosi poi riassorbire, alla fine della salita, dal gruppo inseguitore. Forse Vdp era semplicemente meno in forma dell’anno scorso. O forse il Marziano è stato ancor più Marziano, difficile capire.


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