Trentino Alto Adige/Suedtirol

Plose, tra i clienti anche arabi e cinesi – Bressanone



BRESSANONE. Sulla Plose non si sentono più soltanto il tedesco e l’ italiano, ma anche il cinese e l’arabo. Negli ultimi anni, accanto alle famiglie locali e agli ospiti storici provenienti dai Paesi dell’arco alpino, sono infatti aumentati in modo significativo anche i clienti provenienti dall’Asia e dai Paesi arabi. Un segnale chiaro di come la montagna sopra Bressanone stia diventando una meta sempre più apprezzata da un pubblico internazionale, capace di unire sci, natura e un’esperienza invernale a 360 gradi. A intercettare questo cambiamento è la Scuola di sci e Snowboard Plose, una delle realtà storiche del comprensorio. Fondata nel 1962 da Hubert Fink, Karl Hornof, Peter Sulzenbacher e Franz Perathoner, la scuola rappresenta da oltre sessant’anni un punto di riferimento per chi muove i primi passi sugli sci e per chi desidera perfezionare la propria tecnica.

Nella stagione in corso, durante i periodi di alta affluenza, sono fino a 45 i maestri e istruttori di sci e snowboard, affiancati da assistenti. Un gruppo eterogeneo non solo per competenze ma anche per età e percorsi di vita: i maestri fanno altri lavori durante l’anno, dall’artigiano al pilota, anche perché l’età va dai 18 anni del più giovane assistente fino ai 70 dei veterani. L’età media si attesta sui 38 anni. «L’attuale direttore Manuel Coppola è anche istruttore nazionale dei maestri di sci, e Claudio Zorzi per anni è stato presidente dell’Ordine professionale dei maestri di sci dell’Alto Adige. Pauli Braido ha assistito la squadra nazionale italiana alle Paralimpiadi di Salt Lake City 2002, Torino 2006 e Vancouver 2010, mentre Fabian Rabl è stato vice allenatore e fisioterapista della squadra provinciale altoatesina di sci alpino dal 2018 al 2022″, spiegano alla scuola.

Tra loro non mancano esperienze di alto livello anche nel mondo dei club e delle squadre agonistiche locali. La clientela è composta da sciatori di tutte le età: dai bambini di appena tre anni fino agli adulti che dopo una pausa decidono di rimettere gli sci ai piedi con l’aiuto di un professionista o che vogliono affinare la tecnica già acquisita. I numeri parlano chiaro: i bambini e i ragazzi sono ancora la maggioranza, e per loro l’insegnamento non riguarda solo la tecnica ma anche il comportamento corretto in pista e le regole di sicurezza. Accanto ai corsi per turisti, resta centrale il legame con il territorio. Ogni anno vengono organizzati corsi nei fine settimana per i bambini di Bressanone e dintorni, con particolare attenzione alla sicurezza.

Negli ultimi anni non sono mancati nemmeno progetti con le scuole elementari di Sant’Andrea e San Leonardo, con pomeriggi sugli sci dedicati agli alunni. Il vero cambiamento, però, è la crescente internazionalità. Se in passato la maggior parte degli allievi arrivava dall’area germanofona e italiana, oggi sulla Plose si incontrano sciatori provenienti da tutta Europa, dalle Americhe, dall’Asia e sempre più spesso dai Paesi arabi. Un pubblico che, in alcuni casi, non cerca soltanto la lezione di sci, ma un’esperienza invernale completa fatta anche di slittino, passeggiate e scoperta del territorio.

Un’offerta che la Plose e la città di Bressanone riescono a garantire. Quanto al livello, il rapporto tra principianti e sciatori esperti è equilibrato. I primi muovono i passi iniziali nel parco per principianti e nelle aree servite dai tapis roulant, recentemente potenziate anche alla stazione intermedia della funivia per far fronte alle temperature sempre più miti in valle. I più esperti, invece, lavorano sulla tecnica in quota o si affidano ai maestri per un rientro graduale dopo anni di stop. Da poco è stato introdotto anche un corso di preparazione per l’esame di ammissione alla professione di maestro di sci, che sta riscuotendo un buon successo. Chiacchierando con la scuola saltano fuori anche gli gli aneddoti. Prima dell’era dei tapis roulant e dei parchi scuola, per esempio, i principianti venivano seguiti a Valcroce attorno alla famosa cappella.

Le prime lezioni consistevano in giri attorno all’edificio per prendere confidenza con gli sci. Secondo la tradizione orale, qualcuno la chiamerebbe leggenda metropolitana, qualche maestro particolarmente ingegnoso riusciva persino a insegnare a due allievi contemporaneamente: uno girava in senso orario, l’altro in senso antiorario. Sono storie che raccontano non solo l’evoluzione dello sci, ma anche quella di una scuola che, partendo da Bressanone, oggi parla sempre più lingue.




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