Plasmagate, altro blitz del Nas a Torrette, la procura apre un fascicolo. Sentiti i primi testimoni sulle sacche buttate

ANCONA I carabinieri del Nas ancora all’ospedale di Torrette per il plasmagate. La seconda incursione nel centro trasfusionale della cittadella sanitaria si è materializzata ieri mattina, quando i militari sono arrivati negli uffici per acquisire ulteriore documentazione. Atti e cartelle, soprattutto in digitale, che vanno ad aumentare il plico di quanto già sequestrato mercoledì mattina, giorno del primo blitz degli investigatori del Nucleo Antisofisticazioni e Sanità dell’Arma. Quanto repertato dovrà essere scrupolosamente analizzato per verificare l’esistenza di eventuali omissioni o negligenze amministrative.
La filiera
I carabinieri lavoreranno per ricostruire la filiera che passa dal centro trasfusionale: nel mirino, infatti, ci sono le procedure di conservazione e smaltimento del plasma.
Non da meno, fari accesi su quei gridi d’allarme lanciati (e a quanto sembrerebbe rimasti inascoltati) dall’ormai ex direttore del Dipartimento regionale di medicina trasfusionale (Dirmt), Mauro Montanari. Stando ad un primo e parziale conteggio, le sacche gettate via sarebbero 300 (circa 250 grammi di plasma a sacca), come sostenuto da Regione e ospedale. Non è escluso che, dall’analisi dei documenti acquisiti, il plasmagate possa allargarsi. D’altronde, finora gli accertamenti si sono soprattutto focalizzati sul mese di marzo.
I primi operatori del centro trasfusionale (e non solo) sono stati ascoltati dagli investigatori nel pomeriggio di ieri per avere una panoramica complessiva e più accurata della vicenda. Tra i sentiti ci sarebbe pure Montanari. I colloqui andranno avanti. Intanto, si muove anche la procura di Ancona che, anche sulla base dell’esposto presentato dal consigliere regionale di Avs Andrea Nobili, aprirà un fascicolo, per ora senza indagati. Tra i profili di reato che potrebbero essere presi in considerazione, c’è l’omissione di atti di ufficio. Ieri, intanto, il contro-esposto dell’Azienda ospedaliera universitaria delle Marche e l’istituzione di una commissione tecnica interna di esperti. Sotto la lente, la diffusione «di immagini e di e-mail relative a processazioni e comunicazioni di lavoro soggette alla sfera della privacy». La commissione d’inchiesta istituita dalla Regione avrà 30 giorni per fare chiarezza su un caso che il presidente Francesco Acquaroli, ieri a margine di una conferenza, ha definito senza attenuati «grave e inaccettabile». Il punto, nelle parole del governatore, è sopratutto ricondurre la vicenda entro «una verità oggettiva».
La sfiducia
Per questo, su una possibile mozione di sfiducia da parte delle opposizioni nei confronti dell’assessore alla sanità Paolo Calcinaro è netto: «Non esiste». Una linea che si discosta dalla gestione verticale delle crisi osservata sul piano nazionale – dove, all’indomani del referendum, il riequilibrio è transitato anche attraverso dimissioni immediate – e che, invece, insiste su una rigorosa separazione dei livelli di responsabilità. «Bisogna sapere distinguere. La gestione appartiene ai dipartimenti e alle aziende sanitarie, l’indirizzo e il controllo spettano alla politica quando dà gli obiettivi da raggiungere – precisa – secondo voi è possibile che una giunta o un assessore possano raccomandare di compiere atti come quelli che sono stati riportati? Tendenzialmente tenderei ad escluderlo».
La sequenza, nelle intenzioni, resta invariata: prima l’accertamento, poi l’eventuale attribuzione delle responsabilità. «Dobbiamo perimetrare quanto accaduto, verificare le cause e le responsabilità a qualsiasi livello». Sullo sfondo, un equilibrio più ampio da preservare: «La credibilità delle istituzioni e il patrimonio rappresentato dall’Avis». Una sospensione di giudizio su cui si innesta la frattura politica. Il consigliere dem Mastrovincenzo parla di «vicenda vergognosa» e formalizza un accesso agli atti per acquisire dati su raccolta, utilizzo e smaltimento del plasma negli ultimi due mesi. «Troppi i lati ancora opachi», osserva, indicando come «surreale» il silenzio del direttore generale Gozzini. «Lui non ha responsabilità?», si chiede. E mette in discussione anche il potenziamento annunciato dall’assessore: «Si parla di sette operatori, ma il personale promesso non si è visto. Molto strano». Anche su questo, Acquaroli lascia parlare la Commissione.




