Cultura

Plantoid – Flare | Indie For Bunnies

I Plantoid non si pongono limiti creativi nelle nove tracce di “Flare”, un album dallo stile screziato e strabordante nel quale il prog rock viene trattato come materia malleabile. Oserei dire persino leggera perché, nonostante gli aspetti più cervellotici e articolati, la musica scorre delicata come una carezza.

Credit: Bandcamp

Nella sua seconda fatica in studio la band inglese, capeggiata dalla cantante e chitarrista Chloe Spence, smussa gli angoli del math rock senza mai snaturarlo. Il gruppo ricorre costantemente a strutture ritmiche complesse e repentini cambi di tempo per mantenere dinamici i brani in cui la melodia resta centrale.

Il folk e il jazz sono i due pilastri su cui i Plantoid costruiscono le proprie evoluzioni, prediligendo un approccio soft che spesso sfiora l’angelico, con la voce tenue e rarefatta di Spence a regalare suggestioni dream pop in pezzi come “Worn”, “Good For You”, “Slow Moving” e “Daisy Chains”.

Non mancano però i momenti graffianti, nei quali la chitarra solista di Tom Coyne si fa più incisiva e la batteria del talentuosissimo Louis Bradshaw elabora ritmi intricati e solidi come roccia. In preda a un delirio mistico in bilico fra progressive, fusion e post-punk, i Plantoid si trasformano in sciamani elettrici capaci di lanciarsi in lunghe ed eccitanti scorribande sature di distorsioni, riff contorti e arpeggi ammalianti, carichi di chorus e riverbero.

La band lascia andare senza freni il proprio estro ed esonda, senza mai risultare eccessiva, in brani potenti e stratificati come “Parasite”, “Ultivatum Cultivation”, “Dozer” e “Splatter”. C’è tutto un mondo da scoprire all’interno di questo disco: difficile descriverlo a parole, per cui vi consiglio di tuffarvici dentro senza farvi troppe domande. Difficilmente ve ne pentirete.


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