Più quote contro la volatilità dei prezzi: così la Ue rivede la riserva Ets
BRUXELLES – Sulla scia delle pressioni di alcuni paesi membri, tra cui l’Italia, la Commissione europea ha presentato ieri alcuni ritocchi al mercato delle emissioni nocive, noto con l’acronimo inglese Ets. L’obiettivo delle modifiche è di ridurre la volatilità dei prezzi. Cambiamenti più profondi potrebbero giungere in luglio quando l’esecutivo comunitario sarà chiamato a proporre una riforma del mercato, in linea con gli obiettivi climatici del 2040.
Oggetto delle negoziazioni sul mercato Ets sono certificati che le imprese di alcuni specifici settori sono obbligate ad acquistare per compensare l’inquinamento provocato durante il loro ciclo produttivo. Secondo la Commissione europea, il meccanismo ha contribuito a ridurre le emissioni nocive del 39% tra il 1990 e il 2024. I certificati sono solitamente messi all’asta, salvo quando il settore industriale è a rischio di delocalizzazione. In questo caso vengono distribuiti gratuitamente.
Concretamente, il ritocco proposto ieri dalla Commissione europea prevede che venga sospeso l’automatico annullamento dei certificati inseriti nelle riserve, che Bruxelles può utilizzare per stabilizzare l’andamento dei prezzi. Attualmente i certificati oltre un ammontare di 400 milioni vengono automaticamente invalidati. La proposta comunitaria, da approvare in Parlamento e al Consiglio, prevede che questi certificati rimangano validi e vadano quindi a rimpolpare le riserve.
La Commissione europea sta lavorando a un altro ritocco, potenzialmente più significativo. In discussione è la modifica dei parametri di allocazione dei certificati. Attualmente il 10% delle imprese più efficienti può godere di certificati gratuiti. Quanto più le imprese si dimostrano inefficienti tanto più sono chiamate a comprare certificati. Bruxelles dovrebbe pubblicare nei prossimi giorni piccoli aggiustamenti rispetto a questi parametri, con l’obiettivo di alleggerire la situazione in cui si trovano alcuni settori.
Questa modifica avverrà tramite un regolamento attuativo. Il testo sarà oggetto di consultazione pubblica per quattro settimane, e poi messo al voto dei governi. In un primo momento, la proposta sarebbe dovuta giungere ieri. Parlando alla stampa, un funzionario comunitario ha spiegato che le discussioni in seno alla Commissione non sono terminate: «La direttiva ci impone limiti stretti alle modifiche dei parametri, ma stiamo cercando di capire anche con il servizio legale il nostro margine di manovra».
Source link




