Salute

Più consumo di energia, meno pancia: contro obesità e sovrappeso la cura può passare per i mitocondri

Avete presente una centrale idroelettrica? L’acqua, normalmente, passa attraverso le turbine e così si genera l’elettricità. Ma se c’è una perdita nella diga, l’energia che si potrebbe creare si perde e non viene impiegata dalle turbine, ma dispersa sotto forma di calore. Qualcosa di simile potrebbe accadere anche nel corpo umano, come racconta in una nota dell’Università di Sidney Tristan Rawling della University of Technology di Sydney coordinatore dello studio (coinvolti anche studiosi della Memorial University di Terranova, in Canada) che apre nuove prospettive nell’approccio a sovrappeso e problemi del metabolismo legato ad un’azione sui mitocondri. La ricerca, pubblicata su Chemical Science (primo nome Ethan Pacchini) disegna per il futuro il possibile sviluppo di una strategia basata sull’incremento del consumo energetico grazie a particolari farmaci sperimentali. Si chiamano “disaccoppiatori” dei mitocondri ed hanno il compito di aumentare il metabolismo e quindi il consumo calorico, senza danneggiare le cellule.

L’impatto dell’obesità

Pur se siamo solo all’inizio del percorso di studio questi principi attivi, in futuro, potrebbero rappresentare una prospettiva per affrontare in chiave diversa il problema del sovrappeso e dell’obesità, con un impatto importante sulla sanità pubblica. Il World Obesity Atlas prevede che l’impatto economico globale del sovrappeso e dell’obesità raggiungerà 4,32 trilioni di dollari all’anno entro il 2035, ovviamente se le misura di prevenzione e cura non miglioreranno. Non solo. Stando a quanto riporta uno studio recente apparso su The Lancet, che ha visto coinvolti esperti della NCB Risk Factor Collaboration insieme all’Oms, la prevalenza globale della patologia obesità nell’ultimo trentennio sarebbe raddoppiata nelle donne, triplicata negli uomini e quadruplicata nei bambini e adolescenti arrivando a colpire 159 milioni di ragazzi, 879 milioni di adulti nel 2022.

La chiave nei mitocondri

Come detto, la ricerca è agli albori. Ma potrebbe portare ad innovazioni davvero interessanti, offrendo un’altra via per sfidare l’eccesso ponderale. I ricercatori hanno puntato l’attenzione sui mitocondri vere e proprie centrali energetiche delle cellule. Come spiega Rawling nella nota dell’ateneo, hanno il compito di “trasformare il cibo in energia chimica, chiamata ATP o adenosina trifosfato. I disaccoppiatori mitocondriali interrompono questo processo, inducendo le cellule a consumare più grassi per soddisfare il loro fabbisogno energetico”. In effetti queste molecole portano le cellule stesse ad un impiego meno efficiente dell’energia, che viene rilasciata in parte come calore e quindi non utilizzata. La ricerca presenta su Chemical Science, in particolare, mostra come creando diversi disaccoppiatori mitocondriali “blandi” si può incrementare in certi casi l’attività degli stessi mitocondri, favorendo in teoria la perdita di peso. Non solo. Questi disaccoppiatori mitocondriali lievi sembrano anche ridurre lo stress ossidativo intracellulare, portando potenzialmente ad un metabolismo migliore e aiutando a rallentare i processi dell’invecchiamento. “Il rapporto tra mitocondri e metabolismo è molto stretto, addirittura simbiotico – commenta il saggista scientifico Pierangelo Garzia, autore assieme ad Enzo Soresi de “Il segreto dei mitocondri” (Utet). I mitocondri trasformano il cibo (nutrienti come zuccheri, grassi e proteine) in adenosina trifosfato (ATP), la principale “moneta energetica” della cellula. Per questo strategie farmacologiche che influenzino il rapporto tra mitocondri e metabolismo, come illustrato in questo studio, potrebbero diventare utilissime per agire terapeuticamente su sovrappeso e obesità”.

Da studiare la sicurezza

Non per caso i ricercatori, in questa analisi di base, parlano di disaccoppiamento “lieve” o blando da parte dei composti chimici in studio e quindi per i farmaci che in futuro potrebbero svilupparsi. Il motivo di tanta attenzione alla sicurezza è spiegato dallo stesso Rawlings nella nota dell’Università australiana. Durante la Prima Guerra Mondiale, alcuni operai addetti alla produzione di munizioni in Francia persero peso, soffrirono di febbre alta e alcuni morirono. “Gli scienziati scoprirono che ciò era causato da una sostanza chimica utilizzata in fabbrica, chiamata 2,4-dinitrofenolo o DNP – fa sapere l’esperto. Il DNP interrompe la produzione di energia mitocondriale e aumenta il metabolismo. Fu commercializzato per un breve periodo negli anni ’30 come uno dei primi farmaci per la perdita di peso. Era straordinariamente efficace, ma alla fine fu vietato a causa dei suoi gravi effetti tossici”. Per questo lo studio è andato a valutare composti ad azione lieve, capaci di rallentare il processo da parte dei mitocondri in tutta sicurezza, e quindi limitando i rischi di affetti collaterali.


Source link

articoli Correlati

Back to top button
Translate »